Importanza di una terapia preventiva immunostimolante aspecifica

Le difese immunitarie aspecifiche comprendono meccanismi che agiscono sempre allo stesso modo indipendentemente dal patogeno; un esempio è rappresentato dalle barriere fisiche del nostro organismo (cute e mucose).

Le difese immunitarie specifiche fanno invece riferimento ai linfociti che si perfezionano al punto da saper riconoscere con estrema precisione singoli tipi e sottotipi specifici di germe.

Le difese aspecifiche sono presenti in noi da sempre, mentre quelle specifiche si formano lentamente in un secondo momento e vanno perfezionandosi negli anni mano a mano che il nostro sistema immunitario incontra i germi e impara ad eliminarli o comunque impara a tenerli sotto controllo impedendo la loro crescita numerica.

Come spiegherò in questo articolo, le difese immunitarie aspecifiche sono sicuramente le più importanti, quindi quando vogliamo impostare una prevenzione, dobbiamo puntare a stimolare o costruire queste. I farmaci, invece, non possono essere utilizzati a scopo preventivo.

Indice

La vera prevenzione non può essere farmacologica

Se qualcuno potrebbe pensare di impostare una terapia preventiva servendosi dei farmaci, sappia che è razionalmente scorretto e, alla lunga, sempre controproducente.

La vera prevenzione non può essere farmacologica perché, per definizione, i farmaci sono sempre sintomatici.

A chi usa ad esempio gli antibiotici a scopo preventivo si può dire che non sta facendo una vera prevenzione, ma che sta solo spostando il problema nel tempo e sta interferendo con il sistema immunitario dell’organismo con la conseguenza che poi, quando sospenderà l’antibiotico, l’individuo avrà qualche probabilità in più di ammalarsi. Infatti, la causa dell’infezione non è la presenza del germe, bensì la debolezza immunitaria dell’organismo che ne ha permesso lo sviluppo e gli antibiotici non irrobustiscono certamente il nostro organismo.

Infatti,

i germi sono sempre con noi e in noi: alberghiamo un numero di germi che è circa dieci volte quello delle nostre cellule.

Se vogliamo irrobustire l’organismo e in particolare il sistema immunitario, ci illudiamo se crediamo di poterci far aiutare solo dai farmaci (vaccini compresi). Infatti, i farmaci immuno-interferenti, specie quando sono somministrati in soggetti immunologicamente deboli o squilibrati, possono causare essenzialmente due danni:

  • alterano gli equilibri del sistema immunitario causando talvolta, seppure raramente, dei danni che possono essere transitori (nel caso di un soggetto costituzionalmente forte) o irreversibili (nel caso di un soggetto molto debole);
  • bloccano o impediscono che l’organismo attivi, e quindi anche che rinforzi, i suoi meccanismi difensivi e di compensazione.

Pro e contro di una terapia farmacologica specifica

Comunque, oggi la Medicina cerca in tutti i modi di aiutarci con i farmaci che quindi bloccano/sopprimono i sintomi della persona:

  • gli anti-dolorifici se c’è un dolore,
  • gli anti-infiammatori se c’è un’infiammazione,
  • gli anti-biotici se c’è un’infezione batterica,
  • gli anti-spastici se c’è uno spasmo addominale o muscolare, ecc.

Questo è un classico intervento “specifico”, perché è mirato specificatamente ad un’azione ben precisa e di solito di soppressione del sintomo.

Quindi, questo non è un trattamento eziologico, perché mira a bloccare ciò che appare della patologia, cioè ciò che disturba e che in genere è sempre la punta emersa dell’iceberg, ma non pone attenzione alla montagna sommersa. Ecco allora che, togliendo la punta dell’iceberg, ne spunta poco dopo un’altra e così via … con il risultato che i farmaci, nel cammino degli anni, si aggiungono uno all’altro e l’organismo si intossica e si indebolisce sempre più.

La prima argomentazione dell’Industria Farmaceutica a favore dell’utilizzo dei farmaci chimici è che essi sono molto efficaci e di pronto effetto rispetto i medicamenti naturali. Questo è vero ed è un grande punto a favore dei farmaci che, in virtù di ciò, sono di enorme utilità in certe condizioni patologiche acute o di grande emergenza perché a rischio di morte. I farmaci rappresentano sicuramente un trattamento efficace, veloce e il più delle volte semplice da attuare.

Bisogna però ricordare che, se un intervento farmacologico specifico ha i suoi vantaggi immediati, ha però anche molti svantaggi tardivi.

La vera prevenzione non è mai specifica

Infatti, il vantaggio di questo intervento terapeutico o preventivo specifico è che ci permette di avere un effetto molto rapido o quasi “immediato”, di modulare la forza o intensità dell’azione dei nostri farmaci recettoriali e di conoscere sufficientemente le conseguenze di quello che facciamo.

Lo svantaggio però è che in questo modo (con i farmaci chimici che impongono le loro azioni all’organismo) noi condizioniamo le funzioni biologiche del corpo secondo il nostro modo di pensare … ma quale medico può dire di sapere come il corpo deve funzionare?

Pensiamo di conoscerlo così intimamente?

La ricerca scientifica è giunta forse al suo traguardo finale e ha acquisito tutta la conoscenza possibile?

Un’azione terapeutica o preventiva aspecifica, invece, è molto generica e, in un certo senso, attivando in toto tutti i meccanismi fisiologici del­l’or­ga­nis­mo, lascia carta bianca a quest’ultimo. Ha sicuramente lo svantaggio di impedirci di controllare ogni processo (ma siamo sicuri che questo sia uno svantaggio?). Allo stesso tempo però ha il vantaggio di attivare meccanismi che noi neppure conosciamo, ma che l’organismo utilizza da sempre.

Questa azione aspecifica, quindi, lascia carta bianca all’organismo e si preoccupa solo di metterlo nelle condizioni di lavorare bene rispettando le sue leggi e fornendogli tutti gli elementi nutrizionali ed energetici che gli servono per svolgere fisiologicamente ogni sua funzione.

Sarà poi l’organismo che agirà modulando le sue funzioni secondo le leggi universali che dà sempre lo governano e che, nella loro natura profonda, sono a noi ancora celate.

In conclusione, una prevenzione o una terapia specifica è basata essenzialmente sul credere di sapere e quindi impone un certo intervento medico, mentre una prevenzione o una terapia aspecifica è basata essenzialmente nel sapere di non sapere e quindi agisce in modo globale fornendo al­l’or­ga­nismo tutti i mattoni che gli possono servire per svolgere le sue fisiologiche azioni e controreazioni. In questo secondo caso il medico riconosce la parzialità del suo sapere e lascia che sia l’organismo a prendere l’iniziativa e dirigere l’orchestra.

Come combattiamo (di solito) le malattie infettive?

Per quanto riguarda le patologie infettive, però, l’uso degli antibiotici, o anche dei vaccini, a livello di singolo individuo non è vero che sia sempre la soluzione migliore, dato che vi sono molti elementi che ci suggeriscono che può anche essere un approccio controproducente.

È troppo semplicistico pensare che la strada giusta per combattere le infezioni sia quella di dare antibiotici per ogni rialzo febbrile e inoculare vaccini specifici per ogni microrganismo a tutta la popolazione, sia perché in questo modo creeremmo squilibri interferendo col normale sviluppo del sistema immunitario, che a sua volta è collegato a tutti gli altri organi dell’organismo, sia perché sappiamo che la Natura è abile nell’aggirare gli ostacoli ‘creando’ nuovi virus e/o nuovi batteri ‘mutati’ che by-passano le nostre ‘difese specifiche’.

Infatti, in questi ultimi anni dovremmo avere imparato che l’uso estensivo degli antibiotici sta creando gravi problemi personali e sociali a causa del­l’au­men­to vertiginoso dei germi sempre più resistenti agli antibiotici.

Perché il nostro organismo attiva un processo patologico?

Il nostro organismo non fa nulla senza motivo e, anche se talvolta può apparire strano, agisce sempre per il nostro massimo bene e cioè per la propria sopravvivenza e, nel caso gli fosse impedito, agisce allora per la sopravvivenza della specie.

Pertanto, in presenza di una qualsiasi patologia, è importante chiedersi: perché il nostro organismo, che ha ampiamente dimostrato di essere più saggio e complesso di quello che noi possiamo anche lontanamente immaginare (1, 2) attiva un processo dolorifico, infiammatorio, infettivo, spastico, ecc.?

Se lo fa, deve avere un motivo reale e ben preciso, perché esso agisce con la finalità di preservare se stesso con processi molto fini e razionali.

Poniamoci ora qualche domanda.

Invece di cercare in tutti i modi di uccidere i germi patogeni con qualche farmaco (che comunque uccide anche i nostri germi commensali), perché non facciamo ogni sforzo per cercare di potenziare i nostri fisiologici meccanismi difensivi aspecifici capaci di affrontare qualsiasi nemico?

E ancora:

Perché non utilizzare terapie preventive (come quelle naturali) e curare con particolare attenzione lo stile di vita della persona, specie con una corretta alimentazione, con un adeguato riposo e una vita sana a 360 gradi?

Come “ragiona” il nostro organismo?

Se osserviamo il nostro corpo notiamo che, prima di tutto, lui si difende in modo aspecifico e cerca in quel modo di prevenire le malattie. Purtroppo, come dicono Skrabanek e McCormick in un loro simpatico volumetto: “la prevenzione prevede per lo più che la gente modifichi il proprio comportamento” (3).

E questo, per quello che ho finora capito in quarant’anni di professione medica, non sembra facile da ottenere da molte persone.

In ogni caso, anche se si mettono in atto prevenzioni aspecifiche, ciò non significa non usare più i farmaci, ma significa usarli quando veramente servono, in condizioni e con modalità adeguate e in quei soggetti particolarmente a rischio di sviluppare gravi patologie o complicazioni.

Oggi, quindi, nei nostri Paesi benestanti e ricchi di conoscenze, di risorse e di possibilità terapeutiche,

prima dei farmaci si dovrebbe pensare ad utilizzare
terapie preventive (ad esempio quelle naturali)
curando con particolare attenzione lo stile di vita della persona,
specie con una corretta alimentazione.

Il nostro organismo è molto più complesso di quello che possiamo immaginare e il sistema immunitario deputato alla nostra difesa, se ben funzionante, è in grado di proteggerci da ogni tipo di germe, virus, allergene o anche cellula tumorale.

Il problema però è riuscire a mantenerlo normofunzionante al giorno d’oggi, con gli innumerevoli fattori destabilizzanti che lo minacciano.

La vera prevenzione è vivere in modo corretto

La vera prevenzione primaria implica sempre l’utilizzo di un corretto stile di vita, addirittura senza fermarsi solo al riequilibrio della componente fisica della persona, ma interessando anche la parte psichica e spirituale.

La motivazione è semplice: quando il nostro organismo è in equilibrio sa difendersi da batteri, virus, funghi, allergeni ecc., cioè sa difendersi da tutto … basta pensare a quelle persone sane e robuste che vivono bene e serenamente anche in condizioni precarie oppure, più semplicemente ancora, pensiamo che quando veniamo a contatto con un germe non tutti ci ammaliamo: alcuni si, alcuni no. La differenza non sta nel germe con cui per esempio tutto il gruppo di persone è venuto a contatto, ma in questo caso dipende esclusivamente dalle difese immunitarie di ogni singola persona.

Va inoltre ricordato che in noi ogni parte è collegata alle altre come fosse una rete di fitte connessioni vicendevoli e questo non vale solo per il nostro corpo, ma anche per la nostra psiche e il nostro spirito. Infatti, se siamo tristi o andiamo contro le nostre leggi morali, alla fine poniamo le basi per ammalare anche il corpo. La vera prevenzione è mantenere in stato di equilibrio fisiologico TUTTA la nostra persona.

La vera protezione consiste nel fornire qualcosa che ci protegga da ‘tutto’ (e quindi anche dalla sindrome influenzale e dalle patologie invernali), cioè qualcosa che potenzi le nostre capacità difensive aspecifiche naturali: le uniche capaci di adattarsi ad ogni condizione e di reagire a tutto ciò che è nocivo o estraneo al sé, indipendentemente che l’organismo lo conosca già o non l’abbia mai incontrato prima.

Pertanto, il nostro principale compito dovrebbe essere quello di salvaguardare e tenere ben funzionanti tutti i meccanismi difensivi del corpo, ma per fare questo, dato che ogni persona è diversa dalle altre e ha i suoi propri punti deboli e i suoi comportamenti, abitudini, modi di mangiare e di vivere, è palese che alla fine: a terapia più efficace è sempre quella che viene

  • personalizzata sulle caratteristiche fisiopatologiche soggettive considerando anche l’ambiente di vita, le caratteristiche familiari, psicologiche, lavorative, ecc.;
  • integrata da un insieme di approcci (perché, se è vero che siamo tutti diversi e che ogni patologia personale ha la sua causa personale, dobbiamo necessariamente ricevere terapie tutte diverse … però per fare questo, il medico non può conoscere solo i farmaci e quindi il Corso di studi universitari in Medicina non può insegnare solo la farmacoterapia),
  • umanizzata, perché un uomo è qualcosa di più di un animale (anche nei casi in cui l’uomo si comporta peggio di un animale).

Questo e altri argomenti sono trattati in modo approfondito nel mio libro “Proteggersi dalle infezioni virali“.

Bibliografia

  1. Gasparini, L. Multidisciplinarietà in Medicina. (Libriomeopatia.it, 2011).
  2. Bottaccioli, F. & Bottaccioli, A. G. Psiconeuroendocrinoimmunologia e scienza della cura integrata. (Edra, 2017).
  3. Skrabanek, P. & McCormick, J. Follie e inganni della medicina. (Marsilio, 1995).

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