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Pericolosità degli interferenti endocrini e modi per proteggersi

Gli interferenti endocrini sono sostanze che alterano il sistema endocrino e riproduttivo inducendo effetti avversi per la salute umana e/o ambientale.

Ricordiamo che il sistema endocrino non comprende solo alcune ghiandole e cellule specializzate, come quelle di ipotalamo-ipofisi, surrene, tiroide, pancreas, fegato, ovaie, testicoli, rene ecc., ma comprende anche tutti i tessuti che ad esse sono collegati e da esse sono controllati; in pratica, comprende, direttamente e indirettamente, tutte le funzioni del nostro corpo, comprese quelle immunitarie.

Nella valutazione del rischio per la salute umana da parte degli interferenti endocrini viene generalmente data attenzione prioritaria ad aspetti quali l’esposizione attraverso la contaminazione della catena alimentare, con particolare riguardo alle sostanze capaci di bioaccumulo, ai pesticidi e ad alcuni plastificanti (1, 2).

In realtà, bisogna considerare anche l’inquinamento causato, oltre che da ingestione, anche da assorbimento attraverso le vie respiratorie, l’ambiente di lavoro e addirittura attraverso gli indumenti che indossiamo e i cosmetici che utilizziamo (3, 4).

Infine, non bisogna dimenticare l’effetto cocktail, cioè l’effetto combinato sull’organismo umano di miscele di interferenti endocrini aventi lo stesso bersaglio d’azione (5). Sappiamo che l’assunzione combinata di diversi ftalati presenti nel nostro cibo o che lo hanno contaminato essendo venuti a contatto con gli alimenti (per esempio con le confezioni di plastica usate per l’imballaggio) ne potenzia la loro tossicità (effetto non solo di somma, ma anche sinergico).

Tipi di interferenti endocrini

Esistono diverse tipologie di interferenti endocrini e ognuna ha le sue tipologie di azione e quindi di tossicità umana e ambientale, ma in generale nel nostro organismo agiscono tutti con una di queste modalità:

  • simulando l’azione di ormoni e/o mediatori prodotti dal sistema endocrino e causando reazioni biochimiche anomale; oppure
  • bloccando i recettori delle cellule su cui si attaccano gli ormoni riducendo o impedendo la loro normale azione; oppure
  • interferendo con la sintesi, il trasporto, il metabolismo e l’escrezione degli ormoni naturali, alterando così la loro concentrazione.

Oltre a questa azione prettamente endocrina, queste sostanze:

  • possono anche interferire con alcuni minerali (specie iodio, magnesio, calcio, zolfo) e quindi con tutti i sistemi enzimatici e metabolici ad essi collegati;
  • possono attivare processi autoimmunitari;
  • possono essere una delle cause scatenanti della celiachia;
  • possono interferire, direttamente o indirettamente, con vie metaboliche di specifici nutrienti, agendo come fattori antinutrizionali (ad esempio, i pesticidi carbammati e il percloroetilene creano ipotiroidismo perché interferiscono con l’utilizzo dello iodio; inoltre, i ritardanti di fiamma bromurati, come i poli-bromo-difenil-eteri [PBDE], interferiscono con il metabolismo della vitamina A) (6).

A quest’ultimo riguardo, ricordiamo che molti interferenti endocrini svolgono la loro azione tossica e patogena (anche a livello fetale e pediatrico) proprio alterando le azioni della vitamina A e dei retinoidi a livello cellulare (sia bloccando i recettori posti sulla membrana cellulare, sia quelli a livello nucleare). I retinoidi sono importanti per lo sviluppo e la funzione dell’ovaio, dei testicoli e di altri tessuti riproduttivi femminili e maschili e quindi per l’intero campo della tossicologia riproduttiva, ma sono importanti pure per evitare i difetti cranio-facciali e la palatoschisi nello sviluppo prenatale. Pertanto, è probabile che i meccanismi legati all’acido retinoico avranno un posto di rilievo nella fase tossicologica dei prossimi anni e lo stesso accadrà anche per gli interferenti endocrini che alterano gli effetti dei retinoidi (7).

POP (Persistent Organic Pollutants)

Tra gli interferenti endocrini ci sono alcune sostanze chiamate POP (Persistent Organic Pollutants, cioè “Contaminanti Organici Persistenti”), sostanze chimiche dotate di alcune proprietà tossiche e che resistono alla degradazione chimica e biologica. I POP sono particolarmente nocivi per la salute umana e per l’ambiente, si propagano per mezzo dell’aria, dell’acqua e delle specie migratrici, accumulandosi negli ecosistemi terrestri e acquatici dove raggiungono livelli di concentrazione di cui è difficile valutare le conseguenze e le possibilità di bonifica.

Ftalati

Particolarmente importante è anche il gruppo degli ftalati, che sono sostanze derivate dal petrolio che comprendono agenti plastificanti come i PCB (policlorobifenili) che sono presenti in molte sostanze ad uso cutaneo (lozioni e creme) o cosmetico e in numerosissimi prodotti in PVC (polivinilcloruro), pellicole per alimenti, prodotti per l’infanzia, giocattoli, succhiotti, articoli di cancelleria, vestiario, dispositivi medicali, guanti, ecc. Gli ftalati oggi sono veramente ubiquitari e sono presenti anche in prodotti industriali per pavimentazioni o materiali per edifici. Anche se molte di queste sostanze sono state vietate da anni, a causa della loro persistenza nell’ambiente sono ancora perfettamente attuali (e chissà per quanti anni lo saranno ancora insieme a molte sostanze cancerogene che attualmente usiamo e che solo in futuro bandiremo dopo il riconoscimento della loro tossicità).

Bisfenolo A

Un classico esempio è il bisfenolo A, un famoso interferente endocrino ancora molto usato nella produzione di policarbonati e di resine epossidiche per imballaggi, contenitori di alimenti e bevande (tappi e bottiglie di plastica per le bibite), rivestimento interno delle lattine e delle scatolette per alimenti, tubature e serbatoi per l’acqua potabile, contenitori per lo stoccaggio del vino, ma anche per la composizione di alcuni sigillanti dentali e, fino a pochissimi anni fa, per i biberon e le tettarelle dei biberon dei neonati.

Il bisfenolo A è una sostanza con effetti estrogenici, è capace di alterare la funzione tiroidea e dei sistemi riproduttivo, nervoso e immunitario e la sua tossicità è particolarmente spiccata a livello fetale e nei bambini piccoli. Proprio per questo, nel 2009 il Parlamento Europeo lo ha vietato prima nei prodotti cosmetici (8) e poi, nel 2011, ha proibito il suo utilizzo per i biberon dei lattanti (9) … nonostante si conoscessero da più di 50 anni i suoi effetti cancerogeni. Si continua però ad usarlo in tanti altri prodotti, sia perché è utile a livello industriale, sia perché si dice che mancano le prove scientifiche “certe” che è dannoso in altri manufatti!

Ritardanti di fiamma e PFAS

Altri interferenti endocrini sono i ritardanti di fiamma bromurati e le sostanze organiche perfluoroalchiliche (PFAS) che sono tuttora utilizzati e immessi nell’ambiente da motori, apparecchiature industriali e domestiche (ad es., computer, elettrodomestici, materassi, rivestimenti dei mobili, ecc.) in cui sono presenti come ignifughi e per rallentare la loro combustione. Anche queste sostanze sono note come «sostanze chimiche permanenti», in quanto sono estremamente persistenti nel nostro ambiente e organismo. Possono avere effetti negativi sulla salute causando danni epatici e tiroidei, obesità, alterazioni della fertilità e cancro.

Tutte queste sostanze contribuiscono, insieme a molti altri composti chimici, a formare quella polvere domestica che respiriamo nelle nostre case e negli ambienti di lavoro. Da molti anni i suoi componenti sono sotto controllo per la loro “sospetta” tossicità … che però non ha ancora dimostrazioni scientifiche ineccepibili. Purtroppo, queste prove mancano perché richiedendo molti anni di lavoro e molto denaro, l’industria non è interessata e i Governi, nonostante siano finanziati dai soldi dei contribuenti, non promuovono questi studi. Pertanto, i dati che ogni tanto emergono sono ottenuti dagli studi di alcuni ricercatori indipendenti che lavorano gratuitamente per anni su questo campo.

Tossicità degli interferenti endocrini

Tra le caratteristiche chimico-fisiche degli interferenti endocrini, quelle che più facilmente sono responsabili della tossicità di queste sostanze sono:

  • la tendenza all’accumulo nell’ambiente a causa della loro lipofilia (cioè vengono solubilizzate non dalle sostanze acquose ma da quelle grasse);
  • la capacità di accumularsi anche nei tessuti del nostro organismo (sempre a causa della loro lipofilia);
  • la capacità tossica che può avvenire sia in poco (tossicità acuta) che in lungo tempo (tossicità cronica) e che dipende ovviamente dalla dose assunta;
  • la capacità di causare danni anche a dosi infinitesime (decimi di microgrammo);
  • la capacità di esercitare un “effetto cocktail” o un effetto di somma o sinergico, perché sostanze diverse potenziano i loro effetti quando si trovano associate … e consideriamo che noi ingeriamo e respiriamo centinaia o migliaia di sostanze tossiche al giorno (seppure in micro- e nano-dosi).

A causa di tutto questo, gli interferenti endocrini possono modificare vari componenti della complessa rete di segnali del sistema endocrino con effetti dannosi a carico di molteplici organi e tessuti, ma possono anche alterare programmi di espressione genica.

Infatti, la loro tossicità si esercita su tutti gli organi o tessuti del nostro organismo, ma in modo più preminente sui sistemi endocrini (cioè ormonali), riproduttivi, metabolici, nervosi (sistema nervoso centrale e periferico), immunitari, cardiovascolari e respiratori,… cioè veramente su tutto il nostro organismo (psiche compresa).

A questi livelli possono causare:

  • avvelenamento acuto e cronico;
  • cancerogenicità (effetto già ampiamente dimostrato);
  • mutagenicità (capacità di danneggiare il DNA);
  • teratogenicità (capacità di causare malformazioni fetali e aborti spontanei);

e di conseguenza anche patologie genetiche ed ereditarie.

A livello più specificatamente patologico, gli interferenti endocrini possono causare (10):

  • patologie tiroidee, perché interferiscono con l’utilizzo tiroideo dello iodio e con la sintesi degli ormoni tiroidei, ma anche con i geni regolatori dei recettori degli ormoni tiroidei con l’effetto finale di causare ipotiroidismo o cancro della tiroide;
  • patologie degli organi sessuali, per aumento dell’attività estrogenica con alterazione del rapporto estrogeni/androgeni, un rapporto che è fondamentale per la maturazione dei tessuti riproduttivi e per ottenere, insieme al normale funzionamento tiroideo, una pubertà fisiologica;
  • patologie metaboliche, sia per un effetto diabetogeno interferendo con le azioni dell’insulina, sia un effetto “oressizzante”, cioè stimolante l’appetito per interferenza sull’equilibrio degli ormoni leptina/grelina (stimolano la sintesi di grelina, che dice al cervello che abbiamo fame, e frenano la sintesi di leptina, che invece dice al cervello che siamo sazi);
  • patologie cardiovascolari di tipo aterosclerotico e trombotico;
  • processi anabolizzanti, per la stimolazione della sintesi di fattori di crescita con promozione del cancro;
  • patologie cancerogene.

Prima di causare un cancro, però, causano stress ossidativo, riduzione della produzione mitocondriale di ATP, acidosi, uno stato infiammatorio cronico di basso grado e facilitazione delle patologie a cui la persona è costituzionalmente predisposta. Tutti questi effetti squilibranti e patogeni sono particolarmente pericolosi durante la gravidanza e nei bambini durante i loro primi anni di vita extrauterina, perché essi hanno una immaturità epatica e metabolica con relativa incapacità di eliminare le sostanze chimiche e specialmente i pesticidi (si consideri che un feto e un neonato sono totalmente incapaci di eliminare le sostanze chimiche, mentre un bambino di 3 anni è capace di eliminare solo il 25% della quantità che elimina un adulto).

Un focus sugli Ftalati

La valutazione della soglia massima di rischio

Nel 2019, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha valutato la sicurezza di 5 ftalati comunemente usati nei materiali a contatto con gli alimenti (11, 12):

  • dietilesilftalato (DEHP), è lo ftalato più diffuso (è ritenuto ubiquitario) ed è usato per rendere morbido e flessibile il PVC (è usato in bottiglie di plastica, pellicole ad uso alimentare, vassoi, blister dei farmaci, tappi a corona, imballaggi, cancelleria, pavimentazioni edili, industria automobilistica, ecc.);
  • dibutilftalato (DBP), è il secondo ftalato più diffuso e anche quello più dannoso per il sistema endocrino (5 volte più potente di DEHP e 50 volte più potente di BBP);
  • diisononilftalato (DINP), è un plastificante per PVC flessibile usato nell’edilizia e nelle applicazioni industriali in modo da sostituire il DEHP ed è dotato anche di una moderata tossicità epatica;
  • butilbenzilftalato (BBP), è il meno tossico, ma non è certamente innocuo;
  • diisodecilftalato (DIDP), è scarsamente tossico per il nostro corredo ormonale, ma molto tossico a livello epatico.

L’EFSA ha scoperto che tre di essi (DEHP, DBP e BBP) sono pericolosi interferenti endocrini e un quarto (DINP) causa sicuramente danni ormonali al feto se assunto dalla madre durante la gravidanza.

Queste sostanze inducono effetti avversi sulla riproduzione nei ratti da laboratorio attraverso una modalità d’azione comune correlata al sistema endocrino e attraverso la riduzione della produzione di testosterone fetale. Essi pertanto causano primariamente riduzione della fertilità, sindromi metaboliche (obesità e diabete) e danni epatici.

A causa di questi danni ormonali, l’EFSA ha stabilito per questa miscela di sostanze (le prime 4 dell’elenco, dato che il DIDP non altera direttamente gli ormoni) una dose giornaliera tollerabile cumulativa massima di 0,05 mg/kg di peso corporeo, sotto la quale forse non dovrebbero alterarsi eccessivamente le nostre funzioni ormonali. Ovviamente ognuno di noi si chiede: esiste il rischio di superare questo limite massimo?

Quanto facilmente vengono superate le soglie massime di rischio?

In base agli studi scientifici disponibili su queste sostanze, pare che l’esposizione alimentare cumulativa agli ftalati classificati come interferenti endocrini non desti una grande preoccupazione in Europa, dato che sembra che con gli alimenti non si superi il 23% della suddetta soglia massima raccomandata (si arriva a circa 0,01 mg/kg/die).

Considerato però che, sempre secondo l’EFSA, il superamento del limite è più facile nelle donne in età fertile (categoria a maggior rischio), bisogna fare particolare attenzione a queste sostanze soprattutto durante la gravidanza.

A tale riguardo, dobbiamo considerare anche altri ftalati non presenti direttamente nel cibo. È ad esempio il caso della tossicità da DIBP (diisobutilftalato, cioè un altro interferente endocrino), che è un solvente usato tra l’altro nel processo di riciclaggio della carta per togliere inchiostri e coloranti e che è nell’aprile 2006 è stato al centro di una polemica perché un laboratorio di analisi lo aveva rinvenuto nei cartoni per la pizza (per realizzare alcuni contenitori di pizza da asporto, in passato veniva utilizzato cartone riciclato).

Infatti, l’inquinamento del cibo o la sua contaminazione come è accaduto con il DIBP, è solo una delle vie attraverso cui entriamo in contatto con questi composti e, secondo una valutazione dell’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA), gli alimenti sono responsabili nelle donne dal 5% al 25% dell’esposizione totale agli ftalati, mentre il 75-90% dell’esposizione proviene da altre fonti di interferenti endocrini.

Ad esempio, altre fonti di ftalati sono presenti nell’aria indoor (cioè quella all’interno delle abitazioni o dei luoghi di lavoro), nella polvere e in numerosi prodotti che vengono a contatto con la nostra pelle (ad esempio sandali, gomme da cancellare, vestiti, cosmetici, ecc.). Complessivamente, si ritiene che la dose totale di tutti questi ftalati che una donna assorbe durante l’età fertile (e quindi anche durante la gravidanza) sia superiore al limite concesso.

La tossicità biologica è causata da un mix di sostanze

Nel marzo 2020, l’EFSA ha pubblicato un documento intitolato “Caratterizzazione del rischio alimentare cumulativo dei pesticidi che hanno effetti cronici sulla tiroide” (13). In questo studio, che è una valutazione del rischio che i pesticidi svolgono a livello tiroideo, sono stati identificati due gruppi di sostanze che svolgono un danno a livello tiroideo:

  • il gruppo più numeroso (128 pesticidi) causava ipotiroidismo;
  • il secondo gruppo (17 pesticidi) causava iperplasia delle cellule C della tiroide (che producono la calcitonina, un ormone che riduce la calcemia aumentando la mineralizzazione ossea) inducendo poi ingrossamento ghiandolare e tumore tiroideo.

Queste numerose sostanze possono interferire con il trasporto dello iodio e/o con la sintesi e/o il trasporto e/o il metabolismo degli ormoni tiroidei, e tutti questi percorsi alla fine causano ipotiroidismo, ma in soggetti particolarmente sensibili si parte dall’ipotiroidismo per giungere successivamente, ovviamente non in mesi ma in anni, al cancro tiroideo, che è uno dei tumori a maggior frequenza di crescita in quest’ultimo periodo.

I dati scientifici su questi interferenti endocrini sono ancora scarsi e quindi non è possibile fare molte stime di dose minima o di quantità tossica assorbita, anche perché sappiamo che molte altre sostanze chimiche (per esempio i fungicidi e gli erbicidi) interferiscono con il funzionamento della nostra tiroide e quindi, alla fine, si ha un effetto di potenziamento sinergico dell’azione tossica di tutti questi composti chimici … che noi continuiamo ad immettere a tonnellate annue nell’ambiente.

Va considerato pure che, a livello scientifico, il problema è che si studiano gli effetti di una o al massimo di due sostanze e non gli effetti di molte sostanze insieme, che è invece la realtà del nostro assorbimento quotidiano.

Il problema poi è ulteriormente complicato dal fatto che nel nostro fegato le sostanze chimiche vengono metabolizzate, cioè “tagliate a pezzetti” per facilitarne l’eliminazione fecale e renale, e sappiamo che attraverso queste reazioni metaboliche alcune molecole chimiche innocue vengono trasformate in sostanze cancerogene.

Purtroppo, il numero di sostanze che danno origine nel nostro organismo a sostanze tossiche o cancerogene è semplicemente non noto e non prevedibile, sia perché conosciamo le vie metaboliche di pochissime sostanze, sia perché abbiamo studiato l’azione tossicologica a lungo termine di un’infinitesima parte di quelle che in realtà usiamo e per di più non studiamo a lungo termine nessuna delle nuove sostanze che vengono continuamente sintetizzate e commercializzate ogni anno.

Interferenti endocrini assorbiti dall’abbigliamento

Ogni giorno noi veniamo più volte in contatto con diverse tipologie di tessuto: vestiti, lenzuola, asciugamani, cuscini o divano su cui restiamo seduti la sera.

Sappiamo che tutti i tessuti subiscono trattamenti durante i quali, per vari motivi, vengono aggiunti prodotti chimici. Nel loro complesso, le sostanze chimiche utilizzate nel settore tessile possono essere suddivise in:

  • Sostanze ausiliarie, come le sostanze che rendono gli indumenti resistenti ad acqua, macchie e pieghe; sostanze con tensioattivi chimici che facilitano la rimozione di grasso e olio, ecc.
  • Sostanze antibatteriche, che proteggono da batteri e muffe, come quelle usate per le scarpe, ma anche i pentaclorofenoli che svolgono un’azione antibatterica e antifungina dato che rilasciano diossine a contatto col calore.
  • Coloranti, ma anche le sostanze che facilitano lo sbiancamento dei jeans.
  • Sostanze per il fissaggio, come le sostanze plastiche (ftalati) che si usano sulle camicie per irrigidire o ammorbidire il tessuto in modo da facilitarne la stiratura, ma anche quelle usate su borse e scarpe.
  • Ritardanti di fiamma (polibromurati e i composti perfluoroalchilici o PFAS), per conferire resistenza alle alte temperature che si usano nella fabbricazione di mobili, tendaggi, tappeti e per esempio nelle imbottiture in schiume di poliuretano dei sedili delle auto; sono sostanze che interferiscono con la funzione endocrina, in particolare quella tiroidea, e alterano lo sviluppo neurologico e neuro-comportamentale.
  • Metalli, come quelli usati ad esempio in cerniere o altri accessori che contengono nichel e cromo esavalente, entrambi molto tossici (il nichel è un agonista dei recettori degli estrogeni (14), mentre il cromo esavalente è un noto cancerogeno) (15).

Purtroppo, per molte di queste sostanze abbiamo pochi studi scientifici e pertanto i dati disponibili non sono ancora sufficienti per dimostrare con certezza la loro pericolosità. Inoltre, va anche considerato il pericolo proveniente dai capi di abbigliamento importati da quei Paesi extra-europei che non hanno sufficienti controlli di sicurezza industriale.

Interferenti endocrini presenti nei cosmetici

Le sostanze ad uso cosmetico sono molto delicate perché vengono facilmente assorbite e passano in circolo distribuendosi a tutto il corpo, a causa anche del loro uso pluriquotidiano e prolungato nel tempo.

Il Regolamento Europeo attuale (16) pone molti limiti all’uso di tali sostanze, ma sappiamo anche qui che la dimostrazione della tossicità di una sostanza richiede spesso decenni di studi e nel frattempo la sostanza viene liberamente utilizzata.

Per quanto riguarda queste sostanze, è necessario considerare anche gli effetti che esse possono causare nell’età pediatrica (molte creme vengono usate anche sui bambini) e, inoltre, bisogna considerare il possibile trasferimento delle sostanze tossiche attraverso la placenta e l’allattamento al seno, dato che molti cosmetici sono ampiamente e continuamente utilizzati anche dalle donne durante la gravidanza e dopo il parto (17, 18).

Anche qui, come per gli interferenti endocrini assorbiti con il cibo o attraverso i vestiti, si ritiene che la tossicità delle sostanze contenute nei cosmetici sia da considerare ancora sotto i limiti soglia, ma non si tiene conto che sostanze tossiche dello stesso tipo vengono assunte anche attraverso le altre suddette modalità di contatto (specie alimentazione e inalazione).

Attenzione all’effetto 1 + 1

Io non escludo che possa accadere:

  • che la dose di un interferente endocrino o di una sostanza cancerogena sia sotto il limite soglia per quanto riguarda la sua quantità (A) presente negli alimenti,
  • che sia sotto il limite soglia per quanto riguarda la quantità (B) assorbita attraverso i vestiti,
  • che sia sotto il limite soglia della quantità (C) assunta attraverso i cosmetici,
  • che sia anche accettabile la quantità (D) assorbita respirando l’aria delle nostre città o delle nostre campagne pompate con pesticidi chimici di vario tipo …

ma nessuno sa se, alla fine, la quantità totale A+B+C+D che ognuno di noi assorbe è ancora sotto i limiti stabiliti oppure, come di solito accade, li supera abbondantemente (ricordiamo che l’attuale aumento inesorabile dei tumori, a tutte le età e in tutte le popolazioni, è ritenuto indotto anche da questi fattori eziologici).

A questo aggiungiamo altre innumerevoli e imponderabili variabili:

  • Quante sostanze tossiche assorbiamo con le nostre abitudini di vita e con il lavoro?
  • Quante sostanze chimiche, apparentemente innocue, ognuno di noi metabolizza a livello epatico e trasforma in sostanze tossiche o cancerogene?
  • Quanto è l’effetto cocktail (o effetto somma o di potenziamento) causato dall’insieme di varie sostanze chimiche che agiscono con lo stesso meccanismo d’azione e colpiscono lo stesso tessuto?
  • Quanto incide la sensibilità individuale di ognuno di noi?
  • Quanto incide la nostra alimentazione (sana o meno) e il nostro stile di vita (protettivo o meno)?
  • Quanto incide la nostra genetica e quindi la nostra predisposizione costituzionale o familiare a patologie metaboliche, degenerative o cancerogene?

Nessuno sa rispondere a queste domande e quindi nessuno potrà sapere quanto è il suo personale rischio!

E allora cosa dobbiamo fare?

Prima di tutto dobbiamo sempre ricordare che: 1 + 1 + 1 + 1 + 1 + … prima o poi riempie il “bicchiere” e quando il nostro bicchiere trabocca significa che il nostro organismo non sa più gestire il problema … e pertanto si è slatentizzata la patologia che stavamo lentamente incubando dentro di noi. Poi possiamo cercare di difenderci limitando il danno … e forse ci riusciremo … ma se avessimo agito prima con una Medicina Preventiva?

Alcuni semplici consigli per limitare il danno degli interferenti endocrini

I consigli sono molteplici e sono già stati documentati (19).

Negli adulti

In un soggetto adulto si consiglia di:

  • Non riutilizzare contenitori in plastica per alimenti e bevande usurati o “monouso”.
  • Non utilizzare utensili da cottura antiaderenti se il rivestimento è usurato.
  • Utilizza la carta oleata o la pellicola a contatto con gli alimenti solo secondo le indicazioni del produttore; leggi sempre l’etichetta!
  • Durante la cottura dei cibi, garantisci un’adeguata ventilazione dei locali utilizzando sempre le finestre aperte o le cappe d’aspirazione.
  • Evita il consumo di popcorn da cuocere al forno a microonde se sono avvolti in buste contenenti composti perfluorati (PFC).
  • Evita il consumo di alimenti con parti carbonizzate/bruciate e limita l’uso di alimenti affumicati. Elimina dai cibi le parti bruciate (anche dalla pizza).
  • Rimuovi le parti grasse dagli alimenti prima della cottura: limita il grigliare e l’arrostire e privilegia altri metodi di cottura.
  • Ricorda che tutte le bibite dolcificate fanno male, ma fanno particolarmente male quelle in bottiglie di plastica … specie se tenute d’estate in capannoni caldi o in camion esposti al sole.
  • Evita di lavare nella lavastoviglie contenitori in plastica e in ogni caso usa la temperatura più bassa possibile dell’acqua. Puoi invece lavare in lavastoviglie gli oggetti in plastica che sono idonei all’uso ad alte temperature.
  • Limita la combustione di incenso, il fumo di candela, il fumo di sigaretta o la combustione in stufe non adeguate nell’ambiente dove vivi. Assicura il ricambio frequente dell’aria negli ambienti chiusi, … se fuori non c’è nebbia e una condizione ambientale peggiore di quella indoor.
  • Controlla gli oggetti contenenti schiume (sedili delle auto, materassi, ecc.): se l’involucro è lacerato e la schiuma non è completamente racchiusa in un tessuto protettivo, sostituiscili.
  • Limita l’uso di capi di abbigliamento con trattamenti opzionali idrorepellenti o antimacchia. Privilegia capi di abbigliamento di origine e composizione ben identificabili, ricordando che se un capo costa poco, un motivo c’è sempre.
  • Per la cancelleria e le forniture per ufficio limita l’uso di articoli in PVC morbido contenente DEHP.
  • Ricorda che i prodotti contenenti schiume “naturali”, lattice o cotone, possono essere stati trattati con ritardanti di fiamma: informati sul tipo di ritardante utilizzato.
  • Nella scelta di materiale per la casa, limita l’uso di PVC morbido contenente DEHP.
  • Al momento dell’acquisto di mobili o moquette, privilegia i prodotti che non hanno subito pretrattamenti antimacchia e/o idrorepellenti.
  • Durante la rimozione della moquette presta attenzione, perché lo strato sottostante potrebbe contenere PBDE. Tieni l’area di lavoro isolata dal resto della casa.
  • Evita il ristagno della polvere negli ambienti chiusi. Effettua una adeguata e periodica pulizia degli ambienti e assicura una corretta manutenzione degli aspirapolveri (pulizia di filtri e camera di raccolta e sostituzione dei sacchi ove presenti). Pulisci periodicamente anche i filtri dei condizionatori.

Nei bambini

Per quanto riguarda l’infanzia, è particolarmente importante ricordare anche questi consigli (19):

  • Evita il ristagno di aria e polvere negli ambienti chiusi dove i bambini piccoli gattonano o giocano in terra. Garantisci il ricambio d’aria negli ambienti chiusi ed effettua un’adeguata e periodica pulizia.
  • Assicura una corretta manutenzione degli aspirapolveri (pulizia di filtri e camera di raccolta e sostituzione dei sacchi ove presenti).
  • Se hai pavimenti in PVC contenenti DEHP su cui giocano bambini, utilizza un tappeto in fibra non trattata.
  • Limita l’uso di capi di abbigliamento per l’infanzia con trattamenti opzionali idrorepellenti o antimacchia. Specialmente in questo caso, privilegia capi di abbigliamento di origine e composizione ben identificabili.
  • Evita materassi per lettini con rivestimento o telo impermeabile non conforme alle norme vigenti e comunque evita rivestimenti per materassi in PVC morbido contenente DEHP.
  • Utilizza fodere in fibre non trattate se hai fasciatoi e/o passeggini rivestiti in PVC morbido contenente DEHP; in generale, evita che i bambini entrino in contatto con la bocca con oggetti in PVC.
  • Per scaldare latte, bevande e pappe utilizza contenitori integri e solo secondo le indicazioni del produttore.
  • Lascia che i liquidi caldi si raffreddino prima di travasarli in contenitori di plastica non destinati all’uso ad elevate temperature (il vetro, comunque, è sempre il migliore contenitore).
  • Lava accuratamente biberon e altri contenitori dopo la sterilizzazione; non utilizzare biberon in policarbonato (non dovrebbero neppure essere più consentiti).
  • Evita di utilizzare contenitori in plastica usurati.
  • Abitua il bambino a consumare alimenti freschi e di stagione; risciacqua frutta e verdura acquistati in scatola o ricoperti da plastica prima del consumo.
  • Evita il consumo di alimenti con parti carbonizzate o bruciate. Per la cottura dei cibi destinati ai bambini, privilegia metodi che preservino il contenuto di vitamine idrosolubili (ad esempio, la cottura a vapore).

Cos’altro possiamo fare?

I consigli suddetti ci aiutano sicuramente a limitare il danno, ma non è detto che sia sempre sufficiente.

Una precauzione molto importante da associare è quella che ci aiuta a tenere il nostro organismo in condizioni ottimali (o quasi), perché se il nostro organismo funziona adeguatamente sa difendersi da “quasi tutto” e sa gestire “quasi tutto” … ovviamente entro i limiti fisiologici.

Pertanto, dobbiamo usare il Buon Senso e giocare in anticipo con la Medicina Preventiva che sto diffondendo da più di trent’anni (20), cioè quella che mira a migliorare lo stile di vita e ad utilizzare sostanze naturali per tenere in equilibrio o ristabilire l’equilibrio nell’INTERO organismo.

Infatti, quando il nostro organismo è in equilibrio, funzionano correttamente anche gli ormoni, il fegato, i reni … e quindi le nostre capacità di metabolizzare, eliminare e disintossicare il nostro corpo dalle sostanze chimiche.

In conclusione, dobbiamo usare il Buon Senso e seguire sempre il Principio di Precauzione che ci dice di usare una tutela anticipata specialmente nei confronti di condizioni potenzialmente pericolose, che possono comportare rischi che sono molto probabili anche se non ancora ben definiti. Questa è la vera Medicina Preventiva, cioè quella che mira a migliorare lo stile di vita e anche a utilizzare sostanze naturali per mantenere o ristabilire l’equilibrio nel nostro organismo, dato che, come ho già detto, quando il nostro organismo è in equilibrio sa difendersi e reagire a qualsiasi situazione non eccezionale.

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Bibliografia

  1. European Workshop on the Impact of Endocrine Disrupters on Human Health and Wildlife,Weybridge, UK, 2-4/12/1996.
  2. Health and environmental risks of the near future, 2019.
  3. Deodati A, Sallemia A, Maranghi F, et al. Serum levels of Polybrominated diphenyl ethers in girls with premature thelarche. Horm Res Paediatr 2016;86(4):233-9.
  4. Tait S, Carli F, Busani L, et al. Biomonitoring of Bis(2- ethylhexyl) phthalate (DEHP) in Italian children and adolescents: Data from Life Persuaded project. Environ Res 2020;185:109428.1.
  5. Catone T, Attias L, Mantovani A. Endocrine Disrupting Chemicals in clothing and cosmetics. In: Mantovani A, Fucic A (Ed.). Challenges in endocrine disruptor toxicology and risk assessment. London: Royal Society of Chemistry;2020.
  6. Vitamin A joins Endocrine Disruption. OpenAccess Government, June 2020.
  7. Grignard E, Håkansson H, Munn S. Regulatory needs and activities to address the retinoid system in the context of endocrine disruption: The European viewpoint. Reprod Toxicol. 2020 Apr;93:250-258.
  8. Regolamento (CE) 1223/2009 della Commissione Europea del 30 novembre 2009.
  9. Regolamento (UE) 321/2011 della Commissione Europea del 1 aprile 2011.
  10. Heindel JJ, Blumberg B, Cave M, Machtinger R, Mantovani A, Mendez MA, Nadal A, Palanza P, Panzica G, Sargis R, Vandenberg LN, Vom Saal F. Metabolism Disrupting Chemicals and Metabolic Disorders. Reproductive Toxicology. 2017; 68:3-33.
  11. The European Commission roadmap: Towards a More Comprehensive EU Framework on Endocrine Disruptors, 2018.
  12. Pesticide risk assessment: European framework shows need for safer alternatives, 2019.
  13. European Food Safety Authority (EFSA); Craig PS, Dujardin B, Hart A, Hernandez-Jerez AF, Hougaard Bennekou S, Kneuer C, Ossendorp B, Pedersen R, Wolterink G, Mohimont L. Cumulative dietary risk characterisation of pesticides that have chronic effects on the thyroid. EFSA J. 2020 Apr 29;18(4):e06088.
  14. EFSA Panel on Contaminants in the Food Chain (CONTAM). Scientific Opinion on the risks to public health related to the presence of nickel in food and drinking water. EFSA J 2015;13(2):4002.
  15. Samuel JB, Stanley JA, Roopha DP, et al. Lactational hexavalent chromium exposure-induced oxidative stress in rat uterus is associated with delayed puberty and impaired gonadotropin levels. Hum Exp Toxicol 2011;30(2):91-101.
  16. European Commission. Report from the Commission to the European Parliament and the Council. Review of Regulation (EC) No 1223/2009 of the European Parliament and of the Council on cosmetic products with regard to substances with endocrine-disrupting properties; https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/ rep/1/2018/EN/COM-2018-739-F1-enmain-part-1.pdf.
  17. Scientific Committee on Consumer Safety. Opinions 2016–2021. Final opinions; https://ec.europa.eu/health/ scientific_committees/consumer_safety/opinions_ en#fragment2.
  18. Lu S, Wang N, Ma S, et al. Parabens and triclosan in shellfish from Shenzhen coastal waters: Bioindication of pollution and human health risks. Environ Pollut 2019;246:257-63.
  19. Ministero dell’Ambiente. Conosci, riduci, previeni gli interferenti endocrini. Un decalogo per il cittadino.
  20. Cfr gli articoli che ho scritto sul tema della prevenzione e i miei videocorsi sul sito www.corsisalus.it