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Malattie infiammatorie intestinali: cause, evoluzione clinica e l’aiuto micoterapico

Aggiornato al 15/02/2024

Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino sono considerate un problema nelle società industrializzate e sono attribuibili in gran parte a uno stile di vita moderno e ad altri fattori ambientali associati. La loro incidenza e prevalenza è in costante aumento anche nei Paesi in via di sviluppo ed è stata attribuita alla rapida modernizzazione e occidentalizzazione della popolazione stessa.

Importanza del microbiota intestinale

La flora batterica intestinale produce una grande varietà di reazioni biologiche che hanno un forte impatto sul metabolismo e sulla fisiologia dell’organismo. Queste reazioni, che dipendono dal tipo di batteri, dalla loro quantità e dalla loro funzione, possono essere di tipo nutrizionale, metabolico, immunologico o tossicologico.

Tra le principali e numerose funzioni dei batteri intestinali ricordiamo essenzialmente che essi:[1,2]

  • proteggono e mantengono normofunzionante l’epitelio intestinale;
  • producono importanti micronutrienti, specie le vitamine del gruppo B e le vitamine K;
  • permettono l’assorbimento enterico di importanti micronutrienti;
  • digeriscono il lattosio con produzione di acido lattico, che tiene basso il pH intestinale;
  • con questa modalità, ma anche in altri modi, acidificano l’ambiente intestinale inibendo la crescita dei batteri patogeni;
  • fermentano i carboidrati producendo acidi grassi benefici e anidride carbonica;
  • digeriscono i composti alimentari per noi non digeribili, come molte fibre alimentari;
  • competono con i batteri patogeni occupando i loro siti e producendo sostanze ad attività antibiotica;
  • inibiscono la crescita batterica e in particolare quella dei batteri che trasformano i nitrati in nitriti (potenzialmente cancerogeni) e degradano varie sostanze cancerogene presenti negli alimenti che assumiamo quotidianamente;
  • svolgono numerose azioni metaboliche, per esempio producono enzimi proteolitici che digeriscono le proteine alimentari;
  • contribuiscono a ridurre il colesterolo plasmatico degradando il colesterolo intestinale e rendendolo non assorbibile;
  • metabolizzano la bilirubina, deconiugano i sali biliari e intervengono nella degradazione degli ormoni steroidei presenti a livello intestinale;
  • provvedono all’attivazione farmacologica di alcune sostanze e all’inattivazione di altre;
  • regolano il sistema immunitario svolgendo numerose azioni immunomodulanti e immunostimolanti fin dalla primissima infanzia, specialmente con le funzioni di maturazione delle cellule immunitarie e di controllo dello stato infiammatorio e di difesa dell’organismo;
  • svolgono numerose azioni con ripercussione sul sistema nervoso centrale, ad esempio attraverso la produzione di neuromediatori e attraverso l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e il sistema serotoninergico;
  • sintetizzano acidi grassi a catena corta (SCFA) nell’ultima parte dell’intestino, che nutrono i nostri enterociti (cellule che formano la mucosa dell’intestino) e ci difendono da alcune gravi patologie.

Quindi, tra microbiota intestinale e il nostro organismo c’è una relazione così stretta per cui la salute di uno di questi due fattori si ripercuote sempre sulla salute dell’altro (Fig. 1).

Figura 1 – Modalità con cui l’organismo influenza ed è influenzato dal microbiota intestinale commensale o patogeno.

Cause di alterazione della nostra flora batterica intestinale

L’alterazione della flora batterica intestinale causa uno stato infiammatorio cronico della parete intestinale ed è a sua volta causata da numerosi fattori, tra i quali ricordo in particolare:

  • condizionamenti avvenuti durante la gravidanza e/o nei primi mesi/anni di vita (patologie e terapie farmacologiche in gravidanza, parto distocico, mancato allattamento materno, infezioni neonatali, ecc.), che interessano prevalentemente i bambini;
  • errori alimentari (specie un eccesso di zuccheri semplici, cereali raffinati, latte animale e latticini);
  • inquinamento ambientale, specie di quello che respiriamo, mangiamo e beviamo;
  • terapie farmacologiche immunointerferenti e/o antibiotiche, ma anche l’uso prolungato di gastroprotettori;
  • stati infiammatori cronici di basso grado, patologie croniche ed esiti di interventi chirurgici;
  • fattori psichici personali, familiari, lavorativi e/o sociali.

Tra tutti questi fattori, la dieta alimentare è sicuramente uno dei principali agenti squilibranti la nostra flora batterica intestinale, specie quando ingeriamo alimenti (per esempio zuccheri semplici, latte vaccino, cereali raffinati ricchi di glutine e un eccesso di proteine animali) che facilitano i processi infiammatori.[3]
La conseguenza pratica di tutto questo è l’aumento delle patologie oggi molto comuni come l’obesità, il diabete mellito di tipo 2, le dislipidemie, le patologie cardiovascolari e il cancro.[4,5]

Patogenicità della disbiosi intestinale

La disbiosi intestinale è causa di molti complessi squilibri immunitari, metabolici e neuro-endocrini, sia locali che sistemici. Cercando però di semplificare al massimo possiamo dire che quando alcuni agenti patogeni vengono a contatto con la nostra mucosa intestinale, i loro antigeni di superficie vengono catturati da alcune cellule immunitarie (cellule dendritiche) che li elaborano e poi li presentano ai linfociti T inducendo la loro attivazione.

I linfociti T producono alcune proteine (citochine e chemochine) che innescano una risposta pro-infiammatoria e la sintesi e la liberazione di peptidi antimicrobici.

Contemporaneamente, i linfociti T e le cellule dendritiche attivano anche i linfociti B trasformandoli in plasmacellule che producono anticorpi specifici (immunoglobuline A: IgA), che aumentano la capacità difensiva e protettiva delle mucose contro l’invasione dei patogeni.

Tuttavia, se le cellule immunitarie continuano ad attivarsi o gli agenti patogeni persistono nella stimolazione del sistema immunitario, il funzionamento dei linfociti T regolatori (Treg) può essere soppresso inducendo una cronicizzazione dello stato infiammatorio e lo sviluppo di patologie infiammatorie sia intestinali che sistemiche, patologie metaboliche, neuro-endocrine e anche oncologiche (Fig. 2).

Figura 2 – Modalità in cui la disbiosi intestinale induce patologia.

Le patologie infiammatorie intestinali croniche si stanno estendendo anche tra i giovani

Tra le patologie infiammatorie intestinali croniche più comuni ricordiamo:

  • colon irritabile;
  • allergie, intolleranze e sensibilità ad alcuni alimenti (ricordo in particolare la celiachia);
  • rettocolite ulcerosa (che colpisce essenzialmente il colon);
  • morbo di Crohn (che può colpire tutto l’intero apparato digerente).

Preoccupante è anche il fatto che queste patologie stiano colpendo una popolazione sempre più giovane. Anzi, dati danesi recenti suggeriscono che i bambini e gli adolescenti mostrano la più alta incidenza di queste patologie, specie quelle più gravi, con circa il 25-30% dei pazienti con morbo di Crohn e il 20% dei pazienti con colite ulcerosa che hanno un’età inferiore a 20 anni.

Si ritiene che negli ultimi 10 anni la diagnosi di nuovi casi e il numero di ammalati siano cresciuti di circa 20 volte in Francia e i primi sintomi iniziano a manifestarsi tra i 20 e i 40 anni di età, ma sono in chiaro aumento pure i casi pediatrici.

Anche in Italia le patologie infiammatorie intestinali croniche (che pare incidano per il 9-12% di tutte le patologie) sono in aumento; è un aumento silenzioso, ma graduale e incessante.

Quali sono le cause delle malattie infiammatorie intestinali?

La causa delle patologie infiammatorie croniche intestinali è ancora sconosciuta, ma l’ipotesi prevalente è quella di una reazione immunologica abnorme e inappropriata da parte del sistema immunitario a livello della mucosa dell’intestino nei confronti di particolari antigeni (di batteri normalmente presenti nell’intestino e/o di sostanze tossiche assunte con il cibo).

Questo squilibrio immunitario può instaurarsi per un’alterata interazione tra fattori genetici propri dell’individuo (che quindi era geneticamente predisposto) e fattori ambientali e personali. Nonostante non siano patologie ereditarie, le patologie infiammatorie croniche del­l’in­testino presentano una certa familiarità: i parenti di persone affette hanno cioè un maggior rischio di ammalarsi.

Quindi, se dovessimo proporre un elenco delle cause, si potrebbero citare prevalentemente le seguenti:

  • predisposizione familiare;
  • inquinamento ambientale;
  • fumo di sigaretta;
  • errori alimentari;
  • alterazione della flora batterica intestinale con conseguente alterazione della barriera mucosale;
  • trattamenti farmacologici, specie con antibiotici e altri farmaci immunointerferenti;
  • alterazioni immunitarie;
  • intensi stress psico-fisici.

Ovviamente questi sintomi, specie quando cronicizzano, hanno ripercussioni sociali, psicologiche e finanziarie significative, oltre a interferire pesantemente con la qualità della vita.

I sintomi e il decorso

In genere, queste patologie hanno disturbi ricorrenti dipendenti dalla causa che di solito li scatena e che può diversificare in base alle caratteristiche della persona interessata.

I sintomi più comuni sono:

  • gonfiore addominale;
  • malessere e dolore addominale;
  • diarrea, talvolta anche sanguinolenta.

Evoluzione delle malattie intestinali

Proprio perché queste patologie tendono a recidivare e poi a cronicizzare, la loro pericolosità è insita nel fatto di presentare uno stato di infiammazione intestinale cronica (che come sappiamo può aprire la porta a qualsiasi patologia a cui la persona è predisposta).

Esse si possono associare a patologie autoimmunitarie (questo vale specialmente per la celiachia) e anche ad un aumento della prevalenza delle patologie oncologiche intestinali (specie per la rettocolite ulcerosa e il morbo di Crohn).

Le meta-analisi condotte in pazienti che si ammalano di tali patologie in giovane età (specie rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn) rivelano una loro maggiore tendenza (rispetto le altre età) a sviluppare il cancro del colon-retto, poiché i tassi di incidenza cumulativi di cancro in soggetti che si sono ammalati durante l’infanzia sono più alti di quelli osservati negli adulti e secondo alcuni Autori la futura evoluzione neoplastica sembra addirittura inevitabile in questi giovani malati.

Utilità dei funghi medicinali per fortificare la nostra flora batterica intestinale

Tra le sostanze contenute nei funghi, quelle ritenute oggi più importanti per scopi medicinali sono i polisaccaridi.

Sappiamo infatti che la nostra flora batterica intestinale cresce bene se viene nutrita bene con una adeguata dieta alimentare formata essenzialmente da carboidrati accessibili al microbiota.[6] Questi ultimi sono formati dalla fibra alimentare e dai polisaccaridi dei funghi medicinali.

Gli effetti benefici di questi funghi sono veramente numerosi, sia sul nostro microbiota, sia sulla nostra salute generale.

In pratica, i funghi commestibili e ad uso medicinale sono un ricco serbatoio di diversi nutraceutici capaci di nutrire sia il nostro organismo sia il nostro microbiota intestinale, ma anche di attivare molte reazioni biochimiche benefiche e utilissime per prevenire e contribuire a curare un gran numero di patologie oggigiorno molto comuni.[7,8]

Per un maggiore approfondimento sui benefici che i funghi medicinali possono avere sulla flora batterica intestinale vi rinvio al mio articolo: “Un grande aiuto terapeutico per la nostra flora batterica intestinale: l’integrazione con i funghi medicinali”.

Conclusioni

In conclusione, un continuo aumento dell’incidenza della patologia infiammatoria intestinale cronica in tutto il mondo, associato alla sua insorgenza durante l’infanzia, unita alla cronicizzazione di queste patologie e all’aumentato rischio di trasformazione oncologica, lasciano pensare che quanto è stato fatto finora non è assolutamente sufficiente per sperare in un miglioramento di questo problema.

Ognuno deve fare qualcosa di più, se non vuole cadere in questa situazione e questo essenzialmente per 3 motivi:

  • le cause di queste patologie sono note e sono evitabili senza grandi sacrifici;
  • c’è una grande relazione tra mente e patologie intestinali, ma anche tra patologie intestinali e mente: ognuna delle due apre la porta affinché lo squilibrio passi anche all’altra;
  • l’infiammazione intestinale cronica altera l’assorbimento intestinale nutrizionale e quindi indebolisce la persona e prepara il terreno per tutte le patologie croniche.
Questo e altri argomenti sono trattati in modo approfondito nel mio libro “Le cause fisiche delle malattie. Conoscere i nostri errori più comuni per evitare di ammalarci“.

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Bibliografia

  1. Nie, P. et al. Gut microbiome interventions in human health and diseases. Med. Res. Rev. 2019;39:2286–2313.
  2. Yin C, Noratto GD, Fan X, Chen Z, Yao F, Shi D, et al. The impact of mushroom polysaccharides on gut microbiota and its beneficial effects to host: a review. Carbohydr Polym. (2020) 250:116942.
  3. Ramos S, Martin MA. Impact of diet on gut microbiota. Curr Opin Food Sci. (2021) 37:83–90.
  4. Boulangé CL, Neves AL, Chilloux J, Nicholson JK, Dumas ME. Impact of the gut microbiota on inflammation, obesity, and metabolic disease. Genome Med. (2016) 8:1–12.
  5. Hur KY, Lee MS. Gut microbiota and metabolic disorders. Diabetes Metab J. (2015) 39:198–203.
  6. Sonnenburg ED, Smits S, Tikhonov M, Higginbottom S, Wingreen N, Sonnenburg J. Diet-induced extinctions in the gut microbiota compound over generations. Nature. (2016) 529:212–5.
  7. Pereira E., Barros L., Martins A., Ferreira I.C.F.R. Towards chemical and nutritional inventory of Portuguese wild edible mushrooms in different habitats. Food Chem. 2012;130:394–403.
  8. Ferreira I.C.F.R., Barros L., Abreu R.M.V. Antioxidants in wild mushrooms. Curr. Med. Chem. 2009;16:1543–1560.