Danni psicologici causati dalla pandemia di CoViD-19: consigli per la loro prevenzione e gestione

A distanza di più di un anno dall’inizio di questa pandemia, ci stiamo accorgendo che l’infezione e le misure che abbiamo preso per contenerla non hanno minacciato gravemente solo la nostra salute fisica, ma anche quella mentale.

La continua, insistente e drammatica informazione trasmessa dai media ha causato un panico generalizzato,1 anche se dobbiamo ammettere che questa infezione pandemica non è certamente acqua fresca!

Sappiamo che le caratteristiche cliniche del CoViD-19 vanno dallo stato asintomatico alla sindrome da distress respiratorio acuto grave fino alla disfunzione multiorgano. In alcuni soggetti, che non hanno provveduto per tempo ad alcuna prevenzione e rinforzo immunitario e che non sono stati curati tempestivamente in caso dei primi sintomi virali, la patologia può diventare anche così grave da diventare letale.2

Un danno pandemico a 360 gradi

Misure di prevenzione della pandemia estremamente rigorose (lockdown), la chiusura obbligatoria delle scuole, l’isolamento forzato, il blocco delle attività sportive (che rappresentano uno sfogo compensatorio per molti giovani e adulti) e la sospensione di tante produzioni e attività commerciali non essenziali hanno gravemente pregiudicato la vita quotidiana delle persone, la loro attività lavorativa e il loro futuro economico.3

Questa situazione ha “stressato” e indebolito psicologicamente moltissimi soggetti aggravando problemi preesistenti e slatentizzando fragilità mentali che fino a quel momento non si erano evidenziate.

Un ulteriore approfondimento specifico dovrebbe essere fatto anche sugli effetti psicologici che la pandemia ha causato tra i bambini di età scolare e tra gli adolescenti.

Infatti, essi sono stati profondamente influenzati dalla chiusura prolungata delle scuole, dalla didattica online a distanza, dall’allontanamento dagli amici, dall’isolamento forzato, dalla perdita della compensazione offerta dall’attività sportiva, dall’esacerbazione di eventuali conflitti intra-familiari, ecc.

Inoltre, è evidente che un aggravamento dei comportamenti infantili/adolescenziali si ripercuote sempre in modo intenso sui genitori e su tutto il nucleo familiare, aggravando ed esasperando ulteriormente le problematiche personali, familiari, lavorative e spesso economiche degli stessi genitori.

Condizioni predisponenti dei disturbi psicologici da pandemia

Per quanto riguarda i fattori di rischio più comuni che sono considerati associati a un grado maggiore di disagio psicologico, sono risultate le seguenti condizioni:

  • il genere femminile;
  • i giovani (età 14-21 anni);
  • il luogo di residenza più colpito dall’epidemia;
  • la presenza di sintomi fisici specifici della virosi;
  • un preesistente scadente stato di salute fisica;
  • avere parenti o conoscenti infetti da CoViD-19;
  • un livello di istruzione basso;
  • una preesistente labilità psicologica;
  • aspetti caratteriali di spiccate ansia, preoccupazione o depressione;
  • la presenza di una preesistente patologia mentale.

Cause più comuni dei disturbi psicologici da pandemia

Sappiamo che ognuno reagisce in modo diverso a una situazione stressante importante, come potrebbe essere un’epidemia infettiva che richiede il distanziamento sociale, la quarantena o l’isolamento.

Una persona può pertanto vivere una condizione di stress intenso e provare ansia, preoccupazione o paura in relazione a vari fattori. Nell’elenco sottostante ho raccolto i più importanti citati in letteratura, ma ovviamente ogni persona ha il suo carattere, la sua storia e la sua realtà di vita e sarà proprio da questo personale insieme di cause, concause e fattori scatenanti che dipende la reazione di ognuno di noi.

Le condizioni più comuni che possono indurre un disturbo psicologico da pandemia sono le seguenti:

  • Il proprio stato di salute.
  • Lo stato di salute di altre persone che lui potrebbe aver contagiato o esposto all’infezione.
  • Il senso di colpa per il risentimento che i suoi amici e la sua famiglia possono provare se sono costretti a mettersi in quarantena a causa del contatto che hanno avuto con lui (diventato positivo al tampone naso-faringeo o sintomatico).
  • Il doversi monitorare o il dover essere monitorato da altri avendo presentato segni e sintomi della malattia.
  • Il tempo sottratto al lavoro e la potenziale perdita di reddito e di sicurezza per non poter lavorare.
  • La preoccupazione di doversi occupare efficacemente dei figli o di altre persone a lui affidate.
  • La difficoltà di disporre di cose di cui avrebbe bisogno, non potendo uscire ed essere autonomo negli approvvigionamenti.
  • L’incertezza o la frustrazione su quanto tempo dovrà rimanere in quella situazione e una grande incertezza sul suo futuro.
  • Il senso di solitudine associato al sentirsi escluso dal mondo esterno o dai propri cari.
  • La rabbia, se motivata dal pensiero di essere stato esposto alla malattia a causa della negligenza altrui.
  • La noia e la frustrazione per timore di non essere in grado di impegnarsi nelle normali attività quotidiane.
  • Il desiderio di usare alcol o droghe per fronteggiare la condizione in cui si è venuto a trovare.
  • I sintomi di depressione manifestati da sentimenti di colpa, rabbia o disperazione, con cambiamenti nell’appetito o con il dormire troppo poco o troppo.
  • I sintomi del disturbo da stress post-traumatico (PTSD)[*] manifestati da ricordi angoscianti intrusivi, flashback (rivivere l’evento), incubi, con improvvisi e talvolta immotivati cambiamenti di pensiero e di umore e facilità a spaventarsi.

Quando qualcuno sperimenta una di queste reazioni per alcune settimane o per più tempo, è consigliabile che contatti il proprio medico per un consiglio personalizzato, ma intanto potrebbe assumere alcune sostanze naturali che sicuramente possono essere utili in queste condizioni di stress prolungato: magnesio, melatonina e antiossidanti (per le modalità e i dosaggi invio ad un mio testo su questo argomento).

Persone più a rischio di danno psicologico

La letteratura scientifica ci dimostra che un certo numero di persone ha sperimentato un notevole disagio psicologico durante l’epidemia di CoViD-19 in termini di ansia, depressione e sintomi da stress post-traumatico.

A livello della popolazione generale, i risultati sono relativamente coerenti in termini di gravità: la maggior parte degli individui soffre di disturbi lievi-moderati, mentre i soggetti che riportano sintomi gravi sono una minoranza.

Alcune categorie però si sono rivelate particolarmente vulnerabili e hanno manifestato i sintomi mentali con più frequenza e gravità:

  • gli operatori sanitari, specie quelli più a contatto con i portatori dell’infezione;4
  • i pazienti affetti da CoViD-19;5
  • gli anziani, specie se affetti da patologie croniche;6
  • i bambini e gli adolescenti;7
  • il genere femminile più di quello maschile;8
  • le persone neurolabili o affette da disturbi psichiatrici preesistenti (specie quelle borderline rispetto quelle in stato di male avanzato che possono non cogliere completamente il pericolo del momento).9,10

Gli esperti di questo settore sottolineano la necessità di prestare un’attenzione specifica anche ad altri gruppi a rischio di disagio che potrebbero necessitare di interventi mirati:

  • le donne incinte;11
  • i carcerati;12
  • i lavoratori migranti internazionali;13
  • gli studenti internazionali.14

Pertanto, oltre agli sforzi a vari livelli per prevenire la diffusione della malattia e le sue complicazioni più preoccupanti, l’intervento di crisi psicologica dovrebbe essere parte della risposta dei Servizi di Salute Pubblica all’epidemia di CoViD-19, come sostengono molteplici Autori nei loro lavori scientifici.15,16

In conclusione, le ripercussioni che questa pandemia sta avendo sulla salute mentale rappresentano un problema molto più complesso di quello che si poteva immaginare e richiede interventi preventivi e terapeutici molto più articolati, mirati ed efficaci di quelli che normalmente il nostro Servizio Sanitario è solito fornire.

Danni psicologici indotti dalle pandemie del passato

Le pandemie e le epidemie hanno sempre fatto parte della nostra storia umana. Negli ultimi 100 anni abbiamo avuto molte esperienze in questo senso con gravità ed estensione variabili:

  • l’influenza spagnola (1918-1920),
  • l’influenza asiatica (1956-1957),
  • la sindrome respiratoria acuta grave (SARS: 2002-2003),
  • l’influenza “suina” (2009),
  • l’ebola (2013-2014),
  • ma anche l’HIV, che però in questi ultimi anni sta passando lentamente in secondo-terzo piano, nonostante non sia stata debellata.

In passato sono state condotte diverse ricerche con l’obiettivo di valutare i sintomi psicologici derivanti da queste pandemie/epidemie, ma anche le conseguenze sul piano mentale delle misure preventive di tipo restrittivo come la quarantena, l’isolamento e il distanziamento sociale.17–19

Le reazioni psicologiche alle pandemie includono comportamenti disadattivi, stress emotivo e risposte difensive come ansia, paura, frustrazione, solitudine, rabbia, noia, depressione, somatizzazioni di vario tipo, comportamenti di evitamento e in casi estremi anche lesioni autoinflitte con casi limite che arrivano al suicidio.

Queste reazioni sono fortemente aggravate dalle interminabili notizie diffuse continuamente da tutti i media e che possono causare un’ulteriore progressione verso i disturbi fisici e mentali.20

Inoltre, quando la paura è intensa e prolungata può lasciare conseguenze per moltissimo tempo anche dopo che l’emergenza e il pericolo sono passati. Sappiamo ad esempio che i pazienti che nel 2002-2003 si erano ammalati di SARS e che l’hanno superata, hanno avuto livelli di stress più elevati durante l’epidemia rispetto ai soggetti di controllo e un anno dopo non solo avevano ancora elevati livelli di stress, ma anche elevati livelli di depressione, ansia e sintomi da stress post-traumatico e una discreta prevalenza di patologie psichiatriche.21

Danni psicologici durante la pandemia di CoViD-19

I danni psicologici causati dalla pandemia di CoViD-19 possono essere suddivisi in due gruppi principali:

  • i danni psicologici indotti dalla quarantena e dall’isolamento forzato;
  • i danni psicologici causati dalla paura della malattia infettiva e delle sue conseguenze fisiche.

Entrambi questi danni possono colpire la popolazione generale, ma possono interessare anche alcuni gruppi specifici di persone e cioè:

  • gli operatori sanitari;
  • coloro che sono attualmente malati di CoViD-19 o che lo hanno avuto (specie se in forma grave);
  • i pazienti affetti da patologie psichiatriche preesistenti all’inizio di questa pandemia.

Danni psicologici della quarantena e da isolamento forzato

Prima di tutto va ricordato che la quarantena e l’isolamento sono importanti misure di salute pubblica attuate per evitare l’insorgenza di ulteriori casi secondari dovuti a trasmissione di qualsiasi virus pericoloso e anche per evitare di sovraccaricare il sistema ospedaliero.

La quarantena si attua ad una persona sana che è stata esposta ad un caso virale, con l’obiettivo di monitorare i sintomi che presenterà e assicurare l’identificazione precoce dell’eventuale patologia infettiva in modo da poter impostare un precoce adeguato trattamento. La durata della quarantena non è più rigidamente di 40 giorni ma, anche se la denominazione è rimasta la stessa, corrisponde al periodo massimo di incubazione della patologia. Per l’infezione da CoVID-19, ad esempio, il periodo di quarantena è di 14 giorni e inizia a decorrere dalla data dell’ultima presunta esposizione o sospetta contaminazione con il virus.

L’isolamento consiste invece nel separare quanto più possibile le persone malate da quelle sane al fine di prevenire la diffusione dell’infezione durante il periodo di trasmissibilità (fino alla risoluzione della sintomatologia e al riscontro di un tampone naso-faringeo chiaramente negativo).

Quindi, la quarantena si applica ad un soggetto che appare sano ma che ha avuto dei contatti sospetti e quindi non si è certi che resterà sano. L’iso­la­men­to, invece, si applica ad un malato per evitare che faccia ammalare altre persone con cui dovesse venire a contatto stretto.

Da pregressi studi scientifici22 era già ampiamente noto che la popolazione generale riporta rilevanti effetti negativi in risposta ad una quarantena prolungata: nervosismo, rabbia, tristezza, depressione, senso di colpa, confusione e insonnia indotta dall’ansia. L’isolamento può causare sintomi simili aggravati da preoccupazione, ansia, paura o attacchi di panico di vario grado.

Questo quadro sintomatologico è stato ampiamente confermato anche durante la pandemia di CoVid-19.23

I lockdown imposti dai Governi, l’isolamento sociale, la sospensione del lavoro e della frequenza scolastica e il conseguente obbligo di stare confinati in casa per mesi hanno avuto un impatto significativo e nettamente negativo sulla salute mentale delle persone.24 I professionisti del settore (medici di base o psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, ecc.) sono allarmati per la numerosità, varietà e gravità delle condizioni psicologiche che stanno richiedendo il loro intervento.

Questa situazione ha slatentizzato molte condizioni borderline che prima avevano trovato una certa compensazione grazie al lavoro, all’attività fisica o ad altre attività ricreative oppure semplicemente grazie al minor contatto ravvicinato in casa.

Il confinamento stretto e prolungato in famiglia ha fatto emergere difficoltà comunicative, violenze domestiche (abusi fisici, emotivi e sessuali) o il più delle volte solo la paura di queste situazioni. È emersa però anche una grande incapacità di sopportazione, di adattamento e di rinuncia.

In un certo senso, questa pandemia ha fatto capire quanto siamo fragili e quanto sia facile essere destabilizzati e perdere l’autocontrollo.

I sintomi psicologici più comuni

La pandemia di CoVid-19, che è stata associata a molti morti e che ha limitato la libertà sociale e individuale creando problemi personali, lavorativi, economici e che tinge di grigio il futuro immediato di molte persone, si è ovviamente associata a sintomi mentali nella popolazione, specie quella più debole e fragile.

Sintomi comuni possono essere una sensazione di isolamento, impotenza, solitudine, insicurezza, indecisione per le scelte da fare, ma in particolare preoccupazione, ansia e paura.

In alcune persone, queste normali reazioni possono evolvere in stress intenso che talvolta sfocia o slatentizza condizioni psichiatriche patologiche che in casi estremi raggiungono il delirio, le crisi psicotiche o anche il suicidio.25,26

Uno studio cinese che ha indagato gli effetti psicologici riportati da 1.210 intervistati durante la prima ondata della pandemia di CoViD-19 (gennaio e febbraio 2020) ha rilevato i seguenti effetti di entità moderata o grave:27

  • preoccupazione che i familiari si ammalino gravemente (75,2%);
  • disturbi psicologici (53,8%);
  • sintomi depressivi (16,5%);
  • ansia (28,8%);
  • stress (8,1%).

Nei mesi successivi a quel primo periodo e per tutto il 2020 sono stati raccolti molti dati e pubblicati decine di studi internazionali18,19,28,29 in tutti i Paesi del mondo colpiti gravemente dalla pandemia e, come vedremo, i rilievi che sono emersi sono sovrapponibili ai primi riscontri cinesi.

A noi potrebbe interessare maggiormente un’indagine italiana (basata sull’invio di un questionario online nel 2021) svolta su 2.400 persone dal Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University insieme al Centro di Medicina Personalizzata sui Disturbi d’Ansia e di Panico di Humanitas San Pio X e che ha riportato dati veramente allarmanti tra persone che comunque non hanno mai contratto il virus:30

  • paura di infettarsi (90% delle persone che hanno aderito allo studio);
  • paura di infettare altre persone (77%);
  • paura di morire nel caso dovesse contrarre il CoViD-19 (65%);
  • aumento della fatica percepita durante lo svolgimento del proprio lavoro (50%);
  • riduzione della concentrazione nello studio (70% degli studenti);
  • peggioramento nei rapporti con il partner (21%) o con i figli (13%);
  • riduzione o interruzione dell’attività fisica (33%);
  • riduzione del desiderio sessuale (40%);
  • insonnia (55%);
  • comparsa di significativi sintomi d’ansia (21%);
  • comparsa di un recente primo attacco di panico (10%);
  • comparsa di sintomi clinicamente significativi di disturbo post-traumatico da stress (PTSD) (20%);
  • comparsa di sintomi ossessivo-compulsivi interferenti con la propria attività quotidiana (28%);
  • aumento del dosaggio dei psicofarmaci che già assumeva (19%);
  • inizio dell’assunzione di ansiolitici o sonniferi (14%);
  • inizio dell’assunzione di antidepressivi (10%);
  • aumentato consumo di alcol o fumo o inizio del loro uso (7-8%).

Tra tutti questi sintomi accenniamo un po’ di più allo stato di stress cronico (che accomuna molte persone) e all’ansia (con attacchi di panico più o meno frequenti), perché sono due condizioni abbastanza comuni che però possono giungere anche a compromettere la salute.

Stress

I Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti (CDC) hanno pubblicato degli avvisi informativi31 in cui spiegano che lo stress che segue una pandemia/epidemia può causare, specialmente in alcuni soggetti emotivamente più deboli o fragili, alcuni importanti sintomi mentali:

  • sentimenti di paura, rabbia, tristezza, preoccupazione, intorpidimento o frustrazione.
  • peggioramento di preesistenti disturbi mentali;
  • calo dell’energia psico-fisica;
  • difficoltà a concentrarsi e prendere decisioni;
  • cambiamenti dei propri normali desideri e interessi;
  • cambiamenti dell’appetito oppure abusi alimentari e aumento ponderale;
  • difficoltà a dormire o presenza di incubi notturni;
  • disturbi fisici, come cefalea, dolori muscolari, disturbi gastrici o eruzioni cutanee;
  • peggioramento o riacutizzazione di patologie preesistenti;
  • aumento dell’uso di tabacco, alcol e altre sostanze che possono creare dipendenza.

Questo elenco mi sembra molto ampio e potrebbe inglobare quasi qualsiasi disturbo o patologia, specie quando considera la possibilità che si aggravino o si scatenino disturbi fisici e/o psichici latenti o che erano comparsi in precedenza, ma che magari prima si presentavano molto saltuariamente e anche in modo lieve, mentre ora, a causa della pandemia, si accentuano e persistono nel tempo.

Lo stress psichico infatti, quando è intenso, dura a lungo (mesi) e specialmente se la persona non vede soluzioni concrete a breve termine oppure riceve messaggi vaghi e contradditori, può essere paragonato ad una corda tesa che alla fine si sfilaccia nel suo punto più debole fino a spezzarsi. Ovviamente ognuno di noi ha dei punti deboli, sia sul piano fisico sia su quello psichico.32

Ecco allora che lo stress prolungato e importante (come quando mette a rischio il lavoro, la sicurezza, la salute o addirittura la vita della persona) può causare qualsiasi patologia e più specificamente quella a cui la persona è costituzionalmente o geneticamente più predisposta e che ha latente.

Ansia e attacchi di panico

L’ansia e gli attacchi di panico sono due sintomi molto comuni tra le persone che pensano di essere a forte rischio di ammalarsi di CoViD-19 o che si sono effettivamente ammalate e la letteratura scientifica è ricca di documentazione in questo senso.

Infatti, tutti gli studi hanno riportato un’alta prevalenza di ansia tra i soggetti analizzati.17,33 Ad esempio, Pursell et al.34 hanno scoperto che l’ansia aveva una prevalenza del 45% tra i partecipanti che hanno pensato di essere venuti a contatto con il virus e che erano in isolamento.

Inoltre, l’ansia e gli attacchi di panico si esprimono comunemente con sintomi respiratori, come dispnea, tachicardia, tosse, disturbi a carico della parete toracica, ecc. e questa sintomatologia può facilmente essere attribuita dalla persona stessa ai sintomi respiratori del CoViD-19 e già di per se stesso questo pensiero può talvolta aggravare o scatenate una condizione di panico.

Questi soggetti, infatti, hanno verosimilmente un’ipervigilanza verso le alterazioni respiratorie, contribuendo in tal modo ad attivare un circolo vizioso che può solo esasperarsi nel tempo.24

Alla fine, questa condizione si dimostra un terreno fertile anche per lo sviluppo dell’infezione virale, dato che la Medicina ha dimostrato da molto tempo che lo stato d’ansia prolungato, specie se accentuato da frequenti attacchi di panico, indebolisce e squilibra il sistema immunitario rendendo l’organismo più aggredibile ai virus.

Da ciò si può dedurre che queste persone hanno bisogno, oltre ad un rinforzo psicologico fornito loro da un professionista, anche di essere istruite affinché instaurino un trattamento preventivo di rinforzo del loro sistema immunitario35 (sicuramente di tipo non farmacologico, dato che non esistono farmaci veramente immunostimolanti).

Danni psicologici nella popolazione generale

Gli studi scientifici pubblicati su questo argomento provengono molto spesso da sondaggi online sulla popolazione utilizzando piattaforme accessibili a tutti in cui la persona deve compilare dei questionari,36 apposite “App” per telefoni cellulari oppure deve rispondere a interviste telefoniche.37

Di solito sono state indagate le reazioni emotive che le persone hanno avuto nelle 1-4 settimane precedenti al sondaggio.

Uno studio trasversale, ad esempio, ha valutato lo stato psicologico di vari gruppi di studenti di Medicina della provincia di Hubei (Cina).38 I risultati hanno mostrato che la maggior parte dei giovani (dal 7% al 53,8%) ha sperimentato un grande disagio durante la fase iniziale dell’epidemia di CoViD-19, reso evidente da una serie di risposte psicologiche negative:

  • ansia, depressione e stress erano le condizioni più comuni e la loro entità variava da lieve a moderata-grave;
  • indignazione, con frequente insonnia;
  • preoccupazioni per la propria salute e per quella della propria famiglia;
  • sensibilità ai rischi sociali;
  • insoddisfazione per la vita;
  • fobie;
  • reazioni da evitamento (come autodifesa);
  • comportamenti compulsivi;
  • somatizzazioni fisiche;
  • compromissione del comportamento sociale.

Molto interessanti sono anche i risultati di due studi italiani che hanno riscontrato alti tassi di eventi negativi per la salute mentale, inclusi sintomi di stress post-traumatico e ansia, nella popolazione generale39 e negli operatori sanitari40 3-4 settimane dopo l’inizio del lockdown (Tabella 1).

 Numero di persone studiateSintomi da stress post-traumaticoStressAnsiaDepressioneInsonnia
Popolazione generale398.14737,0%22,9%20,8%17,3%7,3%
Operatori sanitari401.37949,3%21,9%19,8%24,7%8,3%
Tabella 1 – Prevalenza dei principali disturbi psicologici in due studi italiani eseguiti sulla popolazione generali e sugli operatori sanitari

Danni psicologici in operatori sanitari

La letteratura degli anni precedenti ha evidenziato chiaramente che gli operatori sanitari sono particolarmente a rischio di reazioni psicologiche negative durante le pandemie, specialmente se sono lavoratori in prima linea, cioè a diretto contatto con i malati.41–43

Ad esempio, gli operatori sanitari, che si erano ammalati di SARS (nel 2002-2003) e che poi erano guariti, avevano livelli più elevati di stress e di disagio psicologico rispetto a soggetti guariti da SARS ma che non erano operatori sanitari.21

Anche l’essere messi in quarantena non è per loro privo di conseguenze.

Infatti, studi condotti negli anni passati sul personale ospedaliero hanno rilevato che l’essere stati messi in quarantena era il fattore più predittivo del disturbo da stress acuto o dei sintomi da stress post-traumatico, addirittura pure tre anni dopo43,44 e in ogni caso i loro sintomi erano più gravi di quelli della popolazione generale che si trovava in condizioni simili,22 forse anche per una maggior conoscenza delle vie di contagio e quindi del timore di infettare i familiari o altre persone.22

Risposte analoghe sono state registrate durante l’epidemia di influenza H1N1 del 2009 (“influenza suina”),42,45 durante l’epidemia della sindrome respiratoria mediorientale (MERS)46 e durante l’epidemia di Ebola.47

Per quanto riguarda più specificamente l’infezione da CoViD-19, ormai sono numerosi gli studi che denunciano i danni psicologici subiti dagli operatori sanitari (medici, infermieri, operatori socio-sanitari, personale delle ambulanze, ecc.).48–50

I risultati hanno globalmente dimostrato che gli operatori sanitari sono stati esposti ad alti livelli di eventi stressanti o traumatici e hanno espresso sostanziali esiti negativi per la propria salute mentale.

Tra i sintomi negativi spiccano, quasi sempre con intensità lieve-moderata, i seguenti:51,52

  • stress (27-71%);
  • depressione (circa 50%);
  • ansia (circa 23-45%);
  • insonnia (circa 34%).

Anche qui i sintomi mentali più intensi sono stati lamentati da:

  • soggetti più giovani di età;
  • donne;
  • infermieri (più colpiti dei medici);
  • operatori sanitari che lavoravano in prima linea.

Che il lavoro in prima linea sia pericoloso per i medici ospedalieri dei reparti che ospitano i malati di CoViD-19 o per i medici di Medicina Generale è testimoniato tanto semplicemente quanto tragicamente dal numero di medici morti durante questa pandemia: il portale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) riportava al 20 giugno 2021 ben 359 deceduti.53

Per quanto riguarda gli infermieri, uno studio52 ha evidenziato che essere sposati, divorziati o vedovi era associato a un livello più elevato di disturbi psicologici rispetto agli infermieri non sposati, mentre i disturbi erano più accentuati negli infermieri non in prima linea nel trattamento di pazienti positivi a CoViD-19 rispetto a quelli in prima linea.

Per quanto riguarda invece gli infermieri deceduti in seguito alla pandemia di CoViD-19, i dati disponibili parlano di 83 deceduti al 20 giugno 2021.54

Per gli altri operatori sanitari non conosco le cifre dei deceduti.

Danni psicologici in pazienti affetti da CoViD-19

Precedenti ricerche focalizzate sulle pandemie hanno confermato che gli individui che sono stati direttamente colpiti da emergenze di salute pubblica hanno riportato vari gradi di disturbi psicologici.46,55,56

Già da questi dati disponibili si poteva immaginare che l’epidemia di CoViD-19 avrebbe causato enormi problemi mentali e morbilità psichiatriche nei pazienti con infezione da SARS-CoV-2 confermata o fortemente sospetta. Le motivazioni sono ovviamente numerose e comprensibili e i sintomi più frequentemente riportati sono stati i seguenti:1,16,57

  • paura dei sintomi clinici o della progressione della malattia;
  • preoccupazione per gli effetti indesiderati dei farmaci;
  • sensazione di essere in grave pericolo;
  • paura della trasmissione del virus ad altri, specie ai familiari;
  • sensazione di isolamento sociale;
  • incertezza per il futuro;
  • incertezza per il lavoro;
  • incertezza per eventuali conseguenze dovute all’eventuale aggravamento di altre patologie pregresse o in atto.

Dai numerosi studi eseguiti è emerso chiaramente che l’impatto psicologico sui pazienti CoViD-19 è rilevante: dal 50%58 al 96%57 dei soggetti clinicamente stabili ha riportato sintomi da stress post-traumatico significativi prima della dimissione ospedaliera, che probabilmente portano a una minore qualità della vita e a prestazioni lavorative compromesse.

Inoltre, solo la metà dei pazienti ha avuto atteggiamenti positivi nei confronti dei Servizi di Salute Mentale di Crisi e questo forse potrebbe essere dovuto alle difficoltà di pazienti specifici (cioè pazienti più anziani) nell’accedere ai Servizi di Salute Mentale online.

Tra i sintomi mentali più comuni riferiti dalle persone con diagnosi di CoViD-19 in atto sono stati riportati:

  • depressione (50-64%; grave nel 9% dei casi);
  • ansia (55%; grave nel 15% dei casi);
  • sintomi psicosomatici (70%; grave nel 21% dei casi);
  • insonnia (68%);
  • pensieri automutilanti o suicidari (25%).

Anche le persone guarite dal CoViD-19 non sono esenti da complicazioni psicologiche e quindi loro e i loro familiari meritano un’attenzione particolare, in quanto possono essere a rischio di sviluppare vari disturbi, specie se il virus ha causato la perdita di una persona cara o importanti cambiamenti alla routine precedente. Tra i sintomi più comunemente riferiti ricordiamo:

  • desiderio di isolamento;
  • depressione;
  • disturbi d’ansia;
  • distress psicologico;
  • attacchi di panico;
  • facile irritabilità;
  • reazioni impulsive;
  • somatizzazioni;
  • insonnia e vari disturbi del sonno;
  • pensieri di suicidio.

Tutti questi problemi non ci sarebbero stati con una qualsiasi infezione virale e quindi è verosimile che le condizioni psicologiche di coloro che sono ammalati di CoViD-19 o che sono già guariti siano diventate molto più marcate a causa di tutte le notizie preoccupanti e spaventose che sono state fatte circolare da televisione e stampa su questa malattia.

È vero che il CoViD-19 non è una semplice influenza, ma è anche vero che la sua pericolosità è stata abbondantemente ingigantita e inoltre, essendo una patologia nuova e avendo proibito le autopsie dei pazienti deceduti, non conoscevamo gli organi più colpiti e quindi non sapevamo come gestirla farmacologicamente. Tutto questo, insieme all’ordine di limitarsi ad una “vigile attesa”, ha impedito di impostare una immediata terapia che ora sappiamo poter quasi sempre bloccare l’evoluzione della patologia. Quindi, abbiamo permesso al virus di aumentare la sua potenzialità mortale, che ovviamente ha ingigantito il pericolo e nell’immaginario delle persone ha creato attorno al CoViD-19 un vero alone di terrore.

Danni psicologici in pazienti con patologie psichiatriche preesistenti

Se la paura del CoViD-19 destabilizza una persona “normale” indicendo importanti sintomi psicologici, è comprensibile che questa pandemia abbia ripercussioni ancora più marcate e talvolta tragiche in coloro che sono neurolabili, che sono già affetti da somatizzazioni, fobie, sindromi ansioso-depressive o che assumono trattamenti psichiatrici.

Fino ad oggi, però, sono stati condotti pochi studi osservazionali volti ad esplorare l’impatto psicologico della pandemia di CoViD-19 sui pazienti ricoverati per preesistenti patologie psichiatriche e che sono prevedibilmente un gruppo vulnerabile per diverse ragioni:

  • Anche in condizioni normali, le persone con patologia mentale accertata hanno un’aspettativa di vita inferiore e una salute fisica più compromessa rispetto alla popolazione generale.59 Pertanto, quando sorgono epidemie, queste persone sono generalmente più suscettibili alle infezioni a causa di una minor capacità di gestire la propria condizione, dello stress cronico che vivono (lo stress cronico indice sempre immunodepressione), della scarsa consapevolezza del rischio e della scarsa capacità di protezione personale.60
  • Queste persone possono essere esposte anche a maggiori barriere nell’accesso ai Servizi Sanitari tempestivi, a causa di un certo grado di discriminazione e di sottovalutazione sintomatologica associata alla malattia mentale negli ambienti sanitari. Inoltre, preesistenti trattamenti farmacologici e disturbi psicologici durante CoViD-19 tendono a rendere il trattamento più impegnativo e potenzialmente meno efficace.60
  • I pazienti psichiatrici potrebbero essere maggiormente influenzati dalle risposte emotive provocate dalla pandemia di CoViD-19, con conseguenti ricadute o peggioramento di una condizione di salute mentale già esistente a causa dell’elevata suscettibilità allo stress rispetto alla popolazione generale.60
  • Infine, la visita dei loro familiari è spesso annullata per paura della trasmissione del nuovo Coronavirus e non è raro che il cellulare e altre apparecchiature elettroniche non siano ammesse nel reparto e quindi che questi soggetti si trovino in una condizione di isolamento maggiore del normale.10

Di conseguenza, i pazienti psichiatrici sono verosimilmente a maggior rischio di infezione da CoViD-19 come anche a maggior rischio di effetti fisici e psicologici negativi derivanti dalla pandemia come pure dalla vaccinazione.

Prevenzione dei disturbi psicologici da pandemia

Possiamo dividere questi consigli preventivi in:

  • consigli utili per la popolazione generale;
  • consigli utili per le persone che sono venute a contatto con un malato e quindi sono a rischio di infezione;
  • consigli utili per gestire i problemi connessi con il distanziamento sociale, la quarantena o l’isolamento.

Consigli di carattere generale utili per tutta la popolazione

Durante un’epidemia, adeguate informazioni tempestive e accurate svolgono un ruolo fondamentale nel controllare la diffusione dell’infezione, nel gestire la paura e l’incertezza, ma anche per aumentare le difese immunitarie di ogni singola persona.35 Sapere cosa fare aiuta le persone a sentirsi più sicure e rafforza la convinzione di poter adottare misure significative per proteggersi.

A tale scopo, le organizzazioni di salute mentale e le istituzioni di salute pubblica hanno diffuso delle linee guida pratiche per la cura della salute mentale allo scopo di prevenire crisi psicologiche o aggravamenti di condizioni psichiatriche già note durante condizioni di rischio epidemico o pandemico.

L’American Psychiatric Association (APA),61 il National Alliance On Mental Illness (NAMI),62 i Centers for Disease Control and Prevention degli USA (CDC)31 e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS),63 ad esempio, hanno pubblicato alcune raccomandazioni per i pazienti e per le loro famiglie che devono gestire una pandemia e che riassumo e adatto nelle note seguenti:

  • Tieniti informato, ma con distacco: cerca di ottenere informazioni aggiornate sull’epidemia da fonti attendibili, ma con molta moderazione e con un certo distacco, perché guardare o ascoltare costantemente le notizie pandemiche aumenta lo stress e ti condiziona. La lettura sarebbe un mezzo molto più semplice per controllare la quantità e il tipo di informazioni che stai ricevendo. Imponiti alcuni limiti: se usi i social, segui 1-2 persone serie, equilibrate e che godono la tua fiducia. Se invece ti servi della televisione, imponiti un limite di orario: non più di 15 minuti al giorno e non tutti i giorni. Poni sempre attenzione a come e per quanto tempo vengono date le notizie e verifica se l’informazione è costruttiva per te.
  • Diffondi informazioni di tipo preventivo: la prevenzione è la terapia più efficace e importante perché permette sicuramente, specie se è personalizzata e basata su ausili non farmacologici, di rinforzare le nostre difese immunitarie.35 Ovviamente, sono importanti anche tutti i consigli basati sull’igiene personale e sul distanziamento per ridurre la diffusione della malattia.
  • Evita, previeni e impara a gestire le condizioni di stress elevato: è normale vivere con un po’ di allarme una pandemia/epidemia infettiva, però devi imparare a riconoscere i segni dello stress normale da quello eccessivo, sia in te stesso sia nei tuoi familiari. Per ridurre al minimo lo stress e imparare a gestirlo puoi ad esempio pensare razionalmente a cosa puoi fare per proteggerti a livello personale e familiare: c’è sempre qualcosa che si può fare in ogni situazione! Poi è importante non ingigantire il pericolo e vivere le difficoltà della vita come una sfida che puoi sempre superare se le accetti e le combatti contemporaneamente.
  • Coltiva le relazioni familiari e le amicizie cercando, per quanto è possibile, di avere buoni rapporti con tutti e di evitare in questo modo occasioni di tensione e di conflitto interpersonale in casa, al lavoro, tra amici, ecc. In caso di lockdown e impossibilità di avere relazioni dirette in presenza, cerca di mantenere i contatti per telefono o servendoti dei social e in particolare delle videochiamate.
  • Attribuisci grande importanza al sonno e ricordati che è fondamentale per il tuo sistema immunitario.
  • Dedica un po’ di tempo alla lettura e alla meditazione: l’uomo non è solo corpo e la psiche è rinforzata dallo spirito.

Quello che veramente stupisce dopo 18 mesi di pandemia, è che nessuno abbia mai dato consigli di Medicina Preventiva, nonostante la letteratura medica sia piena di studi scientifici che dimostrano l’efficacia immunostimolante e preventiva di tante terapie non farmacologiche.35

Consigli in caso di un contatto a rischio di infezione

Oltre ai suddetti consigli generali, nel caso si entri in contatto con qualcuno ammalato di CoViD-19, può essere utile ricordare anche alcune raccomandazioni aggiuntive:

  • Potenzia il dosaggio di alcuni integratori nutrizionali, cioè quelli che l’esperienza clinica di base ha dimostrato essere utili per impedire o limitare decisamente un’infezione virale (in particolare le vitamine C e D, lo zinco, la lattoferrina e pochi altri, ma anche una cura omeopatica e molti altri ausili che devono però essere personalizzati). Ne ho parlato in modo approfondito in un mio libro.
  • Se non ci sono controindicazioni particolari e specialmente se sei in sovrappeso, inizia un digiuno giornaliero periodico: un giorno alla settimana con solo acqua o tisane con l’aggiunta eventualmente di verdure crude e qualche frutto sono molto più importanti di quello che puoi immaginare per ridurre le sostanze tossiche del tuo organismo, per attivare il sistema immunitario e per potenziare la tua volontà e le capacità di autocontrollo.
  • Ripristina un corretto stile di vita, correggendo in particolare eventuali tue abitudini errate per quanto riguarda l’alimentazione, le ore di sonno, un tempo dedicato all’attività fisica e a momenti di rilassamento, ecc.
  • Se non lavori, combatti l’ozio, perché è il padre di tutti i vizi e ti porta ad aumentare e a ingigantire i pensieri impigrendoti, mentre l’attività fisica è un ottimo modo per prendersi cura anche di se stessi e migliorare la salute fisica e mentale. La ricerca scientifica suggerisce che quando facciamo un’attività fisica moderata-intensa, il nostro cervello rilascia sostanze chimiche che ci aiutano a gestire meglio lo stress e l’ansia. Inoltre, l’attività fisica scarica la tensione mentale accumulata.
  • Fai dei semplici esercizi di respirazione lenta e fonda 1-2 volte al giorno: sono sufficienti 10-15 respirazioni profonde con cicli di inspirio ed espirio di circa 30 secondi cadauna.
  • Prenditi dei momenti di pausa o di rilassamento oppure concentrati in qualche distrazione positiva, utile e piacevole.
  • Impegnati a limitare qualche tuo vizio, come il fumo, un uso eccessivo di alcolici, di dolci e/o di caffè.
  • Impara a guardare alla vita e a tutte le sue esperienze con ottimismo, perché “il bicchiere mezzo pieno”, pur essendo una condizione esattamente uguale a quella del “bicchiere mezzo vuoto”, dona un’energia psico-fisica completamente diversa, benefica e sicuramente terapeutica o almeno propedeutica alla guarigione.
  • Fai in modo che l’informazione non sia mai fine a se stessa, ma che sia sempre utile per te e ti permetta di crescere in prevenzione, conoscenza e in consapevolezza.
  • Non abbatterti mai, perché c’è sempre una soluzione a qualsiasi problema e se momentaneamente non vedi alcuna soluzione concreta, cercala e chiedi aiuto ad altri, perché la soluzione prima o poi ti verrà incontro: anche l’attesa è occasione di crescita perché insegna a pazientare e a perseverare. Tutto è occasione di crescita.

Consigli per gestire il distanziamento sociale, la quarantena e l’isolamento

La Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA)64 ha pubblicato degli utili consigli per gestire una situazione di distanziamento sociale, quarantena o isolamento conseguente al CoViD-19 che abbiamo adattato nei punti seguenti:

  • Cerca di avere ben chiaro il rischio reale e non troppo ipotetico di subire un danno. Considera il rischio reale di danneggiare te stesso e gli altri intorno a te. La percezione pubblica del rischio durante una situazione come un’epidemia di malattie infettive è spesso vaga ed enfatizzata. Serve una certa quantità di germi per infettare una persona e questa quantità la si può forse prendere solo con incontri molto ravvicinati (20-30 cm di distanza), prolungati (più di 15-20 minuti) in un ambiente chiuso dove la persona infettante è rimasta a lungo. È estremamente difficile infettarsi all’aperto.
  • Se sei in quarantena o in isolamento è particolarmente importante che tu avvisi gli altri delle tue necessità quotidiane in modo da avere un aiuto, se sei solo e non hai qualcuno che ti supporta. Assicurati di avere ciò di cui hai bisogno per sentirti al sicuro, protetto e a tuo agio e di avere punti di riferimento da contattare in caso di bisogno.
  • Informati in modo da sapere cosa fare nelle varie evenienze possibili. Non aver paura di fare domande: una comunicazione chiara con un operatore sanitario può aiutarti a ridurre eventuali dubbi o disagi.
  • Se hai preoccupazioni finanziarie, parla con il tuo datore di lavoro per chiarire le cose e cercare soluzioni e in ogni caso comunica a persone di fiducia le tue preoccupazioni (esternare è già migliorare).
  • Fai rete attorno a te, cioè rinforza i legami e i contatti con le persone che godono della tua fiducia e che possono aiutarti. Questo è uno dei modi migliori per ridurre l’ansia, la depressione, la solitudine e la noia durante il distanziamento sociale, la quarantena o l’isolamento. Se sei solo, usa il telefono, la posta elettronica, i messaggi di testo e i social per connetterti con amici, familiari e altri.
  • Tieni i contatti con il tuo medico, specialmente se sei in quarantena a casa e sei preoccupato per i sintomi fisici che tu o i tuoi cari potreste avere.
  • Utilizza dei sistemi semplici e pratici per scaricare o gestire lo stress e rilassarti: è importanti per dedicarti 1-2 momenti del giorno per fare respiri profondi e ginnastica in casa, per impegnarti in attività che ti piacciono, ma anche per meditare o pregare.

Dopo il distanziamento sociale, la quarantena o l’isolamento è possibile provare emozioni contrastanti, incluso un senso di sollievo, ma talvolta anche un po’ di tristezza o rabbia perché familiari e/o amici potrebbero avere paure infondate di contrarre la malattia dal contatto con te, anche se non sei più contagioso. Il modo migliore per porre fine a questa paura comune è conoscere la malattia e il rischio effettivo per gli altri: condividere queste informazioni spesso calmerà le paure negli altri e ti permetterà di riconnetterti con loro.

Se invece lamenti disturbi fisici o psichici che persistono a lungo, avvisa il tuo medico.

Il consiglio finale è di imparare a guardare alla quarantena e all’isolamento come a dei fattori temporanei e positivi, perché ci proteggono limitando moltissimo il rischio di ammalarci: in questo modo possiamo certamente vivere meglio e imparare a cogliere gli aspetti positivi che ogni esperienza porta con sé.

Richiesta di migliori Servizi Pubblici per la popolazione

Nel loro insieme, le prove accumulate finora confermano che la pandemia di CoViD-19 ha un enorme impatto psicologico sugli individui. Certamente le risposte sono soggettive e dipendono da molteplici fattori personali, familiari, sociali e anche ambientali.

Le persone hanno sperimentato un notevole disagio psicologico durante la fase iniziale della pandemia di CoViD-19 in termini di stress, ansia, depressione e sintomi post-traumatici. Successivamente, il continuo e spaventoso martellamento mediatico (numero di ricoveri, di morti o di vaccinati) ha contribuito a mantenere elevati lo stress e la paura tenendo la mente sempre focalizzata sulla gravità del pericolo incombente.

Creare allarme non è vantaggioso, perché amplifica e cronicizza uno stato di stress cronico, mentre sarebbero serviti interventi pubblici per il rispetto della salute mentale e la protezione della salute pubblica specialmente per le categorie più a rischio e più deboli.

A tale proposito ritengo utili alcuni consigli importanti di Xiang et al.65 che ho modificato in base alla nostra esperienza:

  • istituire team multidisciplinari di specialisti della salute mentale per decidere le politiche comunicative;
  • fornire alla popolazione informazioni chiare e realistiche con aggiornamenti appropriati sull’epidemia CoViD-19, ma anche su come proteggersi e, punto particolarmente importante, su come aumentare le proprie difese immunitarie;
  • creazione di servizi per fornire una consulenza psicologica utilizzando la tele-medicina (ad esempio tramite dispositivi elettronici e servizi di salute mentale online) studiati appositamente per permettere un facile accesso alle persone più bisognose e “fragili” come gli anziani o i pazienti psichiatrici.

Infatti, uno sforzo particolare deve essere rivolto alle popolazioni più vulnerabili con la fornitura di interventi psicologici mirati e concretamente utili.

Non bisogna attendere di ammalarsi per chiedere e ricevere un aiuto qualificato che ci permetta di gestire meglio le nostre reazioni emotive.

Abbiamo bisogno che ci vengano offerti servizi di supporto che ci facciano crescere in conoscenza di noi stessi e delle nostre reazioni e che ci permettano di equipaggiarci con tutto quello che serve per rinforzare le nostre debolezze psicologiche (ma anche immunitarie) in modo da saper affrontare positivamente qualsiasi condizione avversa, sia essa solamente personale o di tipo epidemico o pandemico.

Questa è la vera Medicina personalizzata, integrata e umanizzata!

Tutti noi possiamo avere qualche reazione emozionale negativa di fronte ad una situazione pericolosa, ma tutti noi abbiamo anche la capacità di reagire e di gestire qualsiasi circostanza difficile e, se qualcuno presenta delle difficoltà particolari, deve sapere che ha il diritto di chiedere e di ricevere aiuto.

Questa è la forza di una Comunità solidale
fondata sull’amore fraterno.

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Note:

[*] Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) è una condizione di stress acuto che si manifesta in seguito all’esposizione a un evento traumatico. Le persone affette da PTSD manifestano difficoltà al controllo delle emozioni, irritabilità, rabbia improvvisa o confusione emotiva, depressione e ansia, insonnia, ma anche la determinazione a evitare qualunque atto che li costringa a ricordare l’evento traumatico. Dal punto di vista più prettamente fisico, alcuni sintomi sono dolori al torace, capogiri, disturbi gastrointestinali, emicranie, indebolimento del sistema immunitario. [continua a leggere l’articolo]


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