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Cause e terapia del reflusso gastro-esofageo

Dedico questo lavoro a tutti coloro (e sono tanti) che in questi ultimi mesi mi hanno chiesto consigli sui disturbi causati dal reflusso gastro-esofageo. Effettivamente, anche se questo problema non è gravissimo, sta diventando sempre più frequente, verosimilmente perché il nostro cibo ha una qualità che va continuamente peggiorando, ma anche perché molti di noi credono di mangiare bene anche se in realtà questo non è sempre vero.

Premessa

Il reflusso gastro-esofageo si verifica quando i succhi gastrici risalgono nell’esofago, provocando bruciore dietro lo sterno e rigurgito acido anche fino alla gola o addirittura in bocca.

Entro certi limiti, il passaggio di acido dallo stomaco all’esofago avviene fisiologicamente durante la giornata, soprattutto dopo mangiato. Normalmente, però, nessuno si accorge di questa risalita perché è quantitativamente modesta e comunque interessa solo una piccola parte dell’esofago, cioè quella più vicina allo stomaco. Saltuariamente, però, è sicuramente capitato a tutti di avvertire un po’ di acido che risale l’esofago e giunge in gola, specie quando abbiamo mangiato troppo o facciamo sforzi subito dopo mangiato.

Tuttavia, se questi eventi superano una determinata soglia, in termini di frequenza e durata, si verifica una vera e propria malattia gastro-esofagea. È una condizione che colpisce circa il 20-30% della popolazione europea (fino al 40% di quella statunitense) e in genere regredisce rapidamente cambiando alimentazione e stile di vita, ma in alcuni casi più gravi richiede un trattamento specifico.

Fisiologia della funzione gastro-esofagea

Quando il cibo dalla bocca viene deglutito nell’esofago, viene fatto scendere grazie a dei movimenti peristaltici della muscolatura dell’esofago che si contrae in modo progressivo come un’onda e spinge il bolo alimentare nello stomaco facendolo passare attraverso lo sfintere gastro-esofageo (o cardias), cioè nel punto di passaggio tra esofago e stomaco.

Mentre mangiamo, il cardias si dilata spontaneamente in modo da permettere il passaggio del cibo dall’esofago allo stomaco e, una volta passato, il cardias si contrae nuovamente per impedire la risalita del cibo.

Normalmente il cardias è definito una valvola ad alta pressione, perché crea una chiusura muscolare che supera quella atmosferica e quella addominale proprio per impedire la risalita del cibo presente nello stomaco nel caso dovesse comparire un disturbo della pressione atmosferica oppure se la pressione gastro-addominale dovesse salire.

Il grado di contrazione dello sfintere gastro-esofageo ha molte variazioni diurne e, pur essendo involontario, è influenzato dalla dieta, dagli ormoni circolanti, da alcuni farmaci e da molti altri fattori, anche personali.

Quando però questo sfintere inizia a perdere la sua capacità di restare contratto subito dopo il passaggio di bevande o cibo, il contenuto presente nello stomaco risale nell’esofago: questa situazione prende il nome di incontinenza del cardias (1).

Dato che l’esofago sbocca nello stomaco dopo aver attraversato il muscolare diaframmatico attraverso un foro (iato diaframmatico esofageo), una forte contrattura del diaframma (per esempio per un grande sforzo fisico o stress) può tirare in senso trasversale il diaframma mantenendo aperto il cardias e facilitando il reflusso gastro-esofageo.

Sintomatologia

I sintomi più comuni del reflusso gastro-esofageo e che permettono con certezza di diagnosticarlo sono rappresentati da (2):

  • bruciore dietro lo sterno (pirosi retrosternale), che può anche irradiarsi posteriormente fino alle scapole oppure fino al collo e alle orecchie;
  • rigurgito acido in gola o in bocca.

Questi sintomi si possono presentare in modo continuativo durante la giornata oppure in modo intermittente e, oltre a questi, specie se la situazione si aggrava, possono comparire anche dei sintomi meno frequenti (3):

  • dolore toracico centrale o esteso verso sinistra che simula il dolore cardiaco;
  • disfagia, cioè difficoltà nella progressione del cibo lungo l’esofago;
  • alito cattivo;
  • salivazione abbondante;
  • sensazione di nodo alla gola con difficoltà alla deglutizione;
  • sintomi della gastrite (dolore gastrico, nausea, vomito di cibo acido, facile singhiozzo e disturbi digestivi);
  • sintomi respiratori (tosse secca, raucedine, laringiti con abbassamento del tono della voce e, in alcune persone predisposte, anche crisi asmatiche);
  • alterazioni del sonno con facili risvegli (generalmente dalle ore 24 alle 3 di notte) a causa della tosse e del senso di bruciore in gola; alterazioni che possono causare anche un certo grado di insonnia.

Questi disturbi possono comparire specialmente dopo mangiato o quando ci pieghiamo in avanti (per esempio per allacciarci le scarpe) oppure di notte o al risveglio, perché in posizione distesa è più facile che il cibo e/o i succhi gastrici acidi risalgano l’esofago.

Infatti, la tosse secca notturna è causata da un reflusso gastro-esofageo di succhi acidi che, stando distesi, con la testa bassa, passano dallo stomaco all’esofago e da qui in piccola parte possono passare in laringe, infiammarla e scatenare tosse irritativa e raucedine.

Complicanze

Le situazioni più gravi e le loro complicanze sono rare nei giovani e più frequenti nella terza e quarta età. Infatti, se i sintomi si prolungano nel tempo per settimane o mesi e non si fa nulla per colpire la causa del disturbo, all’incirca il 30-35% dei soggetti con reflusso gastro-esofageo va incontro a erosioni dell’esofago (esofagite) che, nei soggetti predisposti e con il passare del tempo, può causare anche ulcere o restringimenti esofagei (3-5% dei casi) (4).

Se non adeguatamente trattato, questo stato infiammatorio cronico può causare una patologia nota come “esofago di Barrett” e cioè una modificazione delle cellule esofagee in senso metaplasico (è presente nel 10% dei soggetti con reflusso gastro-esofageo).

In pratica, ciò significa che alcune cellule dell’esofago vengono sostituite con altre più simili al rivestimento dello stomaco e tale cambiamento, che è sempre reversibile se si eliminano le cause ma può anche cronicizzare se non si interviene positivamente, può evolvere in senso precanceroso predisponendo allo sviluppo del tumore del cardias (solo circa il 10% delle persone con esofago di Barrett può evolvere molto lentamente verso l’adenocarcinoma esofageo).

Cause

La malattia da reflusso gastro-esofageo può essere causata da molteplici fattori: i più comuni sono gli errori alimentari, ma ci possono essere anche molte altre cause o fattori facilitanti di tipo anatomico, costituzionale, ormonale, farmacologico, ecc.

Le persone più esposte sono i neonati e gli anziani a causa della loro tendenza all’incoordinazione neuro-muscolare e a causa della facilità con cui possono presentare perdita di forza muscolare.

Il cardias, pertanto, può diventare incontinente per molteplici motivi (5):

  • Uno scorretto modo di mangiare: non masticare sufficientemente il boccone alimentare e mangiare in fretta (allunga i tempi dello svuotamento gastrico e sappiamo che tanto maggiore è il periodo di permanenza del cibo nello stomaco e tanto maggiori sono le probabilità che si verifichi un reflusso gastro-esofageo).
  • Un’alimentazione quantitativamente eccessiva e nutrizionalmente inadeguata: cibi difficili da digerire come un eccesso di proteine animali e di grassi, specie se fritti o ricchi di burro, ma anche cibi piccanti e speziati, formaggi grassi, pomodori crudi e agrumi; troppa frutta o troppi dolci dopo mangiato, che creano fermentazione e gonfiano lo stomaco.
  • L’assunzione di cibi ricchi di sostanze tossiche provenienti dall’inquinamento ambientale (che contamina l’aria e che ricade con le piogge su tutte le coltivazioni, sia biologiche sia intensive), ma provenienti anche dagli innumerevoli pesticidi utilizzati in modo industriale e dalle molteplici sostanze chimiche aggiunte volontariamente dall’Industria Alimentare per rendere gli alimenti più gradevoli alla vista e al palato e per prolungarne la durata e rendere più redditizio il loro commercio.
  • L’assunzione abbondante e prolungata di latte vaccino, specie se intero: è vero che è un cibo neutro o debolmente alcalino che contrasta (tampona) l’acidità gastrica, ma è ricco anche di grassi e di proteine che aumentano l’acidità e rallentano lo svuotamento dello stomaco.
  • L’abuso di bevande gassate che gonfiano lo stomaco, ma anche un eccesso di acqua assunta durante il pasto non va bene perché diluisce l’acido gastrico e quindi obbliga il cibo a restare nello stomaco per tempi prolungati per permettere allo stomaco di produrre altro acido cloridrico.
  • L’abuso di cioccolato, cacao, caffè o di bevande contenenti caffeina (quindi anche il tè), perché aumentano la produzione acida dello stomaco.
  • Il fumo di sigaretta e l’abuso di alcolici, perché contribuiscono a rilassare i muscoli all’estremità inferiore dell’esofago compromettendo la tenuta del cardias; inoltre, mentre l’alcol irrita la mucosa dell’esofago facilitando il reflusso, la nicotina stimola la secrezione acida e rallenta lo svuotamento dello stomaco.
  • Il sovrappeso corporeo, l’obesità ma anche la gravidanza: tutte condizioni che facilitano il reflusso gastro-esofageo a causa dell’aumento di volume dell’addome che preme sullo stomaco riducendo lo spazio sottodiaframmatico a sua disposizione e aumentando quindi la pressione interna del suo contenuto.
  • La stitichezza cronica, con aumento della pressione all’interno dell’addome che induce ipotonia (debolezza muscolare) del cardias.
  • Sforzi fisici, arrabbiature, crisi d’asma o stress mentali, specie durante il pasto o subito dopo mangiato: lo spasmo muscolare dello stomaco causato dallo sforzo o dalla tensione psico-fisica blocca o ritarda la digestione, aumenta la pressione del contenuto gastrico e facilita il reflusso.
  • Tensioni o stress prolungati, che possono creare spasmi esofagei durante i pasti, ma anche movimenti peristaltici esofagei inappropriati e scoordinati, ossia non correlati alla deglutizione ma scatenati dal gonfiore gastrico o da una debole stimolazione faringea; queste contrazioni involontarie della muscolatura esofagea, che normalmente favoriscono lo spostamento del cibo dalla bocca allo stomaco, in caso di discinesia (alterata contrazione muscolare) determinano un movimento opposto, cioè dal basso verso l’alto.
  • Coricarsi subito dopo i pasti, specie se il pasto è stato abbondante o con alimenti difficili da digerire.
  • La presenza di un’ernia iatale, cioè della risalita della parte superiore dello stomaco dall’addome nel torace attraverso una dilatazione dello iato diaframmatico esofageo (un foro naturalmente presente nel diaframma che permette il passaggio dell’esofago). In seguito a questo cambiamento anatomico, il cardias perde la sua capacità di impedire il reflusso e il materiale contenuto nello stomaco può risalire nell’esofago.
  • Un abuso di farmaci gastrolesivi, come i corticosteroidi, gli antiinfiammatori non steroidei (FANS, cioè Aspirina® e derivati), alcuni antibiotici e molti altri.
  • Un abuso di farmaci che possono rendere ipotonico lo sfintere gastro-esofageo inducendo un rilassamento muscolare e quindi compromettendo la sua capacità di chiusura: i farmaci più comuni sono i sedativi ansiolitici (benzodiazepine), gli antidolorifici, gli antidepressivi e gli anestetici.

Diagnosi

La presenza di sintomi tipici (bruciore retrosternale e rigurgito acido in bocca) sono già sufficienti per formulare una diagnosi di malattia da reflusso gastro-esofageo. Se però dopo aver cercato di eliminare la presunta causa, oppure dopo aver eseguito un breve periodo di terapia con gastroprotettori non si ottengono risultati, oppure nel caso ci siano sintomi molto intensi o “di allarme”, come dimagrimento, debolezza e anemia, è necessario eseguire alcuni test diagnostici.

Fra i test più utili a livello diagnostico ricordiamo (6):

  • Esofago-Gastro-Duodeno-Scopia (EGDS): consente di esaminare l’esofago, lo stomaco e la prima parte dell’intestino (duodeno) attraverso l’introduzione per via orale di un piccolo tubetto flessibile nel quale è incorporata una telecamera e in cui è presente un sottile canale, attraverso il quale è possibile agire con una piccola pinzetta bioptica per eseguire piccoli prelievi di mucosa (biopsie).
  • Manometria esofagea: l’esame consiste nell’introduzione di una piccola sonda attraverso il naso che scende fino allo stomaco e permette di studiare la motilità dell’esofago (cioè la sua peristalsi) misurando le variazioni di pressione che si verificano al suo interno; in questo modo si valuta la funzionalità dell’esofago e dello sfintere esofageo inferiore (cardias).
  • pH-impedenziometria delle 24 ore: attraverso il naso si fa passare un piccolo e sottile sondino connesso ad un registratore e lo si spinge fino all’esofago. La persona svolge le sue normali mansioni per 24 ore e in questo tempo il sondino registra la quantità di materiale refluito (sia acido che non acido) nell’esofago.
  • Esami del sangue generali e specifici: specie emocromo con formula leucocitaria, VES, PCR, ferritina, ferro, potassio, magnesio, rame, colesterolo totale e HDL, trigliceridi, acido folico, vitamina B12, anticorpi anti-cellule parietali gastriche, anticorpi anti-nucleo e il “Gastropanel”. Quest’ultimo è un test semplice, riproducibile e poco costoso che può rappresentare un utile ausilio nell’inquadramento della persona con disturbi a carico delle prime vie digestive senza segni d’allarme. Il gastropanel comprende la misurazione dei seguenti parametri: pepsinogeno A (I) e C (II), gastrina l7, anticorpi anti-Helicobacter pylori:
    • Pepsinogeno A (I) e C (II): i pepsinogeni (PG) sono enzimi deputati alla digestione delle proteine presenti nel bolo alimentare solo in ambiente acido; la loro concentrazione sierica aumenta in soggetti con gastrite cronica non atrofica causata dall’assunzione di gastroprotettori (inibitori della pompa protonica) o da infezione da Helicobacter pylori e di solito l’incremento del PGII sierico risulta maggiore di quello del PGI. Tanto maggiore è il valore di PGII, tanto maggiore è il grado di infiammazione gastrica. Se il rapporto PGI/PGII (valori normali: >7-8) è basso, significa che c’è una scarsa produzione di PGI e che c’è una gastrite atrofica del corpo-fondo gastrico.
    • Gastrina 17: è un potente stimolatore della secrezione acida gastrica; quindi, se è bassa significa che la produzione acida dello stomaco è eccessiva, mentre se è elevata significa che c’è una gastrite atrofica del corpo-fondo gastrico.
    • Anticorpi anti-Helicobacter pylori: se sono presenti significa che la persona ha contratto l’infezione; la quantità di anticorpi è tanto più elevata quanto maggiore è la carica batterica e tende a scomparire o a ridursi (seppur lentamente) dopo l’eradicazione del batterio Helicobacter.

Terapia eziologica capace di migliorare lo stile di vita

La terapia iniziale del reflusso gastro-esofageo deve essere basata prima di tutto sull’individuazione e la rimozione delle sue cause, che il più delle volte risiedono nell’inquinamento ambientale (di aria acqua e cibo), ma anche nei nostri stili di vita errati (in primis quelli igienico-alimentari), perché non adattati ai cambiamenti della nostra attuale condizione esistenziale.

Per fare questo, l’approccio al reflusso gastro-esofageo non può essere parcellare, perché nasconde dietro di lui uno squilibrio globale che se non viene corretto comporterà sempre altre patologie sempre nuove. È per questo che sto lavorando da vari anni ad alcuni videocorsi capaci di fornire tutte le conoscenze che permettano di affrontare questa e altre patologie nella loro globalità.

Nel lungo elenco che segue abbiamo riportato tutte le più comuni abitudini che dobbiamo assolutamente acquisire quando il nostro organismo ci invia i sintomi del reflusso gastro-esofageo. Ho appositamente parlato di “abitudine” proprio perché quelli sottostanti non devono essere atteggiamenti sporadici, ma devono diventare comportamenti abituali da avere sempre, o quasi.

In cambio di questo corretto stile di vita non avremo solo il grande vantaggio di arrivare, lentamente, a guarire di reflusso gastro-esofageo senza ricorrere ai farmaci, ma avremo l’enorme guadagno di prevenire tutte le patologie cronico-degenerative che oggi fanno ammalare e uccidono la maggior parte della popolazione dei Paesi industrializzati.

Infatti, il comportamento che ci fa evitare il reflusso è lo stesso che ci fa evitare le più comuni attuali cause di disabilità, di sofferenza e di morte.

A tale proposito vi consiglio la visione di due videocorsi molto approfonditi e ricchi di informazioni per prevenire le patologie che oggi stanno minacciando tutti noi, non solo i bambini e gli anziani, ma anche gli adulti che pensano di stare bene. Ho pubblicato i videocorsi “Come rafforzare le difese immunitarie dei bambini” e “Come rafforzare le difese immunitarie degli adulti” per il desiderio di avvisare tutti coloro che mi seguono di quali devono essere oggi le modalità per restare in salute.

Ritornando al reflusso gastro-esofageo, le abitudini che dobbiamo acquisire sono le seguenti:

  • Evitare di assumere alimenti o bevande irritanti per la mucosa gastrica che contribuiscono ad aggravare la produzione acida e a peggiorare il reflusso: cioccolato, menta, cibi grassi, fritture, carni rosse e grasse, latte vaccino, burro, formaggi e tutti i cibi confezionati dall’Industria Alimentare.
  • Evitare di mangiare troppo e di assumere bevande gassate, zuccheri o frutta alla fine del pasto, perché gonfiano lo stomaco. Sono consigliati quindi dei pasti leggeri o comunque moderati e possibilmente con delle merende a metà mattina e metà pomeriggio a base di frutta fresca e/o frutta secca e una tisana adattata in base ai propri punti deboli organici.
  • Abituarsi a mangiare lentamente masticando il cibo finché diventa liquido in bocca (ad eccezione della carne che può liquefarsi solo in presenza del succo gastrico). Ricordare che la saliva contiene la ptialina, cioè un enzima con proprietà digestive, ma ricordare pure che la triturazione del cibo durante la masticazione facilità il lavoro gastrico (se i denti sono stati messi solo in bocca e non nello stomaco … ci sarà un motivo!).
  • Assumere cereali integrali (non raffinati) e fibre alimentari (verdura cotta e cruda) per facilitare lo svuotamento gastrico (la verdura non viene digerita a livello dello stomaco e quindi non impegna quest’ultimo a lavorare a lungo) ed evitare la stipsi che farebbe aumentare la pressione addominale. Inoltre, le fibre dei cereali integrali e della verdura assorbono i succhi gastrici rendendo meno probabile il reflusso gastro-esofageo.
  • Porre attenzione anche alla cottura del cibo evitando le fritture, gli intingoli, i condimenti con troppo olio, ma anche la cottura prolungata e ad alte temperature (specie della carne); preferire la cottura a vapore.
  • Evitare sia i cibi troppo caldi, sia quelli troppo freddi.
  • Se è possibile, preferire frutta povera di acido citrico, come meloni, pere, mele, banane e i frutti di bosco che mantengono entro valori accettabili l’acidità gastrica.
  • Bere molta acqua, lontano dai pasti oppure 5 minuti prima di questi, perché i liquidi proteggono la muscosa esofagea dai succhi gastrici.
  • Smettere di fumare e sospendere l’assunzione di caffè e alcolici (specie a stomaco vuoto).
  • Evitare di sdraiarsi subito dopo i pasti (soprattutto quando sono stati pesanti o abbondanti), ma cercare di mantenere una postura eretta sia durante che dopo i pasti. Infatti, se la posizione orizzontale dopo i pasti favorisce la risalita dei succhi gastrici nell’esofago, la posizione eretta è invece di ostacolo alla suddetta risalita, per ovvie ragioni gravitazionali.
  • Evitare sforzi fisici dopo mangiato, perché farebbero aumentare la pressione intra-addominale e anche quella intra-gastrica riducendo lo spazio disponibile per il cibo.
  • Praticare (ovviamente lontano dai pasti) un’attività fisica adeguata rispetto l’età e le personali condizioni costituzionali e fisiopatologiche; anche una semplice passeggiata tranquilla di circa 20 minuti dopo un pasto è un ottimo modo per facilitare la digestione.
  • In caso di tendenza alla contrazione diaframmatica, sottoporsi ad un trattamento osteopatico, perché è sicuramente un ottimo ausilio per rilassare la muscolatura non solo diaframmatica, ma anche gastrica e addominale e migliorare i processi digestivi (7).
  • Evitare tutte le azioni che aumentano la pressione all’interno dell’addome: abiti stretti in vita, sollevare oggetti pesanti e fare attività sportive che favoriscono il reflusso come il sollevamento pesi o il body building.
  • Normalizzare il peso corporeo in eccesso (soprattutto la circonferenza addominale che è la causa principale di infiammazione e di spinta verso qualsiasi patologia).
  • Di sera, coricarsi almeno 2,5-3 ore dopo cena (abituarsi a mangiare presto e ad avere una cena molto leggera e preferenzialmente vegetariana) e dormire con la testa un po’ sollevata (sollevare il materasso sotto la testa di circa 15-20 centimetri). Distanziare la cena dal momento in cui ci si corica è utilissimo allo stomaco per permettergli di digerire il cibo ingerito e di svuotarsi di parte dei succhi gastrici, mentre la posizione con la testa sollevata evita che i succhi gastrici rimanenti risalgano nell’esofago.
  • Abituarsi normalmente a coricarsi sul fianco destro: facilita lo svuotamento gastrico e facilita il lavoro cardiaco. Solo in caso di sintomi acuti da reflusso gastro-esofageo coricarsi sul fianco sinistro, perché la grande curva gastrica è posta a sinistra e permette quindi di contenere un maggior volume di cibo (questo consiglio, però, vale solo per i giorni in cui sono presenti i disturbi notturni del reflusso gastro-esofageo oppure se si desidera fare una prevenzione di questi disturbi nel caso, spero rarissimo, in cui è stata consumata una cena abbondante).

Di tutte queste precauzioni, seguire in particolare quelle dove si ritiene di essere più mancanti e ricordare che queste regole non permettono di evitare solo il reflusso gastro-esofageo, bensì tutte le patologie metaboliche, cardiovascolari, infiammatorie, immunitarie, allergiche, neoplastiche e degenerative che oggi affliggono la nostra società.

Terapia farmacologica

Se i disturbi da reflusso gastro-esofageo persistono nonostante le correzioni alimentari e tutti gli altri suddetti trattamenti non farmacologici (evento molto poco frequente), conviene chiedere consiglio al proprio Medico di Famiglia, che deve valutare la situazione e potrebbe anche prescrivere un trattamento farmacologico. Tra i farmaci più usati ricordiamo:

  • Farmaci procinetici: sono farmaci che accelerano il tempo di svuotamento gastrico rendendo pertanto più difficile il reflusso alimentare, soprattutto dopo i pasti. In alcuni casi questi farmaci (clebopride, domperidone, metoclopramide, levosulpiride e anche l’antibiotico eritromicina) possono presentare effetti indesiderati come tremori, disturbi neurologici (metoclopramide), allungamento del tratto QT all’elettrocardiogramma che può causare tachicardia, aritmie e anche crisi sincopali (domperidone, eritromicina) e aumento dei livelli di prolattina che può causare vari disturbi ormonali (clebopride, domperidone, levosulpiride) (8).
  • Antiacidi: i più comuni sono prodotti di libera vendita (bicarbonato di sodio e carbonato di calcio) che agiscono rapidamente neutralizzando l’acido nello stomaco. Ovviamente, svolgono solo un’azione sintomatica, perché non colpiscono la causa del reflusso e quindi non possono neppure guarire la mucosa esofagea da eventuali erosioni (esofagite). Pertanto, sono indicati solo nelle forme acute e lievi, quando serve un effetto immediato. Bisogna anche ricordare che un loro abuso può causare qualche disturbo: troppo bicarbonato di sodio alcalinizza le urine e può apportare troppo sodio che è controindicato nel soggetto iperteso o con insufficienza cardiaca o renale; troppo carbonato di calcio può causare gonfiore addominale, stipsi e calcificazioni vascolari e tessutali (solo se il suo utilizzo è molto prolungato). Agli antiacidi appartengono anche gli alginati (generalmente associati ad un bicarbonato), che vengono usati per il trattamento sintomatico del bruciore gastrico occasionale e anche perché sono in grado di ridurre il reflusso proteggendo allo stesso tempo la mucosa esofagea (9).
  • Farmaci che riducono la produzione di acido: gli antagonisti del recettore H2 dell’istamina (famotidina, ranitidina, nizatidina) sono farmaci che agiscono abbastanza rapidamente e che hanno una durata maggiore rispetto gli antiacidi, ma hanno il difetto che dopo un periodo di tempo variabile tendono a ridurre il loro effetto e a causare disturbi digestivi (nausea, dolori addominali, stipsi, alterazioni della fauna batterica intestinale) (10).
  • Farmaci che bloccano la produzione di acido: sono i farmaci più potenti (omeprazolo, lansoprazolo, rabeprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo) e agiscono inibendo la pompa protonica (cioè l’enzima H+/K+ ATPasi) presente sulle cellule che rivestono lo stomaco e che sono deputate alla produzione di succhi gastrici. Questi farmaci, pertanto, bloccano la produzione gastrica di acido cloridrico. Hanno un’azione iniziale un po’ più lenta rispetto agli H2-antagonisti, perché iniziano a manifestare il loro effetto dopo circa 48 ore, ma agiscono molto a lungo (dalle 18 alle 24 ore) e sono pro-farmaci che vengono convertiti in farmaco attivo solo in un ambiente acido. Questa classe di farmaci cura sicuramente in modo più efficace le erosioni a livello di esofago e stomaco (sono farmaci antiulcera), però come rovescio della medaglia hanno la possibilità di causare vari effetti indesiderati specie durante trattamenti a lungo termine: scarso assorbimento e conseguente carenza di vitamina B12, magnesio e calcio, con facilità di osteoporosi e aumento del rischio di fratture. Modificando il pH dello stomaco possono anche causare insufficienza epatica e facilitare lo sviluppo di infezioni intestinali, come quelle causate da Helicobacter pylori o Clostridium difficile (batterio pericoloso) che possono indurre infezioni gravi e facilitare tumori gastrici o intestinali. Questi farmaci possono pure facilitare polmoniti (11), patologie renali (12), patologie cerebrovascolari e accelerare la senescenza (13) in soggetti predisposti, specie gli anziani, che sono anche quelli che più facilmente li utilizzano cronicamente. Infine, non dimentichiamo che l’utilizzo per soli per 3-6 mesi espone colui che li assume ad un aumento della mortalità pari al 17% rispetto a chi li prende per meno di un mese e del 51% in chi li assume per 1-2 anni rispetto chi li assume per poco tempo (14). Purtroppo, questi potenti farmaci sono sempre più spesso prescritti senza una vera necessità clinica, per periodi di tempo troppo lunghi, in dosi superiori a quelle raccomandate e anche quando la persona assume vari farmaci che potrebbero, teoricamente, causare dei disturbi gastrici che pensa di evitare assumendo questi inibitori della pompa protonica.

Infine, ricordiamo che esiste anche la possibilità di sottoporsi ad un intervento chirurgico per correggere il cardias incontinente. Questo intervento è riservato ai soggetti più giovani e consiste nel ricollocare lo stomaco nella sua posizione naturale creando una sorta di anello attorno allo sfintere gastro-esofageo in modo da ridurre il rischio di incontinenza del cardias.

Alcune alternative ai farmaci

Poco sopra ho caldamente raccomandato di non preoccuparsi di togliere solo il sintomo fastidioso, ma di andare alla causa del reflusso gastro-enterico e quindi di correggere il proprio stile di vita e di imparare a mangiare in modo veramente sano. Mi rendo però conto che qualche volta serve anche un aiuto immediato (o quasi) per “sopravvivere” al fastidio del reflusso. In questo caso, prima di cadere nell’utilizzo farmacologico, consiglio di utilizzare uno dei seguenti rimedi naturali (fitoterapici con minerali):

  • Aroè: contiene fieno greco, malva, carbonato di sodio e di calcio; svolge un’azione mucoprotettiva, rigeneratrice e azione antiacida; 1 stick dopo i pasti principali e prima di coricarsi circa 10-15 giorni e poi al bisogno.
  • Bicarbonato di sodio o altri alcalinizzanti (Alkimo, BasenTabs, Basica Instant, Melcalin Base, RegoBasic, ecc.): sono utili quando serve un effetto immediato un cucchiaino della polvere o 2-3 compresse in mezzo bicchiere d’acqua da assumere 1-3 volte al giorno (tassativamente prima di coricarsi) per pochi giorni e poi al bisogno.
  • CalmAcid: contiene calcio carbonato, magnesio carbonato, potassio bicarbonato, malva, camomilla e argilla; svolge un’azione tampone contro l’acidità gastrica, forma un film protettivo sulla mucosa gastrica e ha un’azione lenitiva sulla mucosa infiammata; 1 tavoletta da masticare o sciogliere in bocca dopo ogni pasto e prima di coricarsi per circa 10-15 giorni e poi al bisogno.
  • GerdOff: contiene condroitin solfato, alluminio idrossido, calcio carbonato; aderisce alla mucosa gastro-esofagea e la protegge isolandola efficacemente dall’attacco dei succhi gastrici; sciogliere in bocca 1 compressa 2-3 volte al giorno circa 10-15 giorni e poi al bisogno.
  • Kuzu: è una fecola di una radice selvatica ricca di sali minerali e isoflavoni con importanti proprietà antinfiammatorie, antimicotiche e antitumorali naturali; è alcalinizzante contro l’acidità gastrica e serve come protettiva della mucosa gastro-esofagea, ma serve anche per disturbi digestivi; versare 1 o 2 cucchiaini di Kuzu in un bicchiere d’acqua, far bollire affinché l’amido si scioglie, lasciare raffreddare e sorseggiare nel corso della giornata per circa 15-20 giorni e poi al bisogno.
  • Neo-Bianacid: contiene un complesso molecolare sinergico di polisaccaridi ottenuti da Aloe vera, Malva sylvestris e Althea officinalis; contiene anche minerali e flavonoidi; protegge la mucosa gastro-esofagea e migliora i disturbi digestivi; assumere 1 compressa dopo i pasti principali e 1 compressa di sera, prima di coricarsi circa 10-15 giorni e poi al bisogno.

Per chi preferisce utilizzare un rimedio omeopatico può valutare:

  • Nux vomica 5ch 3 grani 3-4 volte al giorno; è indicata specialmente per persone che mangiano tanto e desiderano cibi saporiti, piccanti, grassi con bevande alcoliche e poi lamentano eruttazioni acide, bruciore gastrico o retrosternale con reflusso di succhi gastrici, nausea migliorata dal vomito e dalle bevande calde, dolore epigastrico irradiato alla schiena e al torace anteriore.
  • R5 (Dr. Reckeweg): è utile sia per la sua azione locale a livello di esofago, stomaco e duodeno, ma anche per la sua azione rilassante sul sistema nervoso centrale; è disponibile in gocce (Anacardium orientalis D6, Argentum nitricum D6, Belladonna D6, Carbo vegetabilis D8, Chamomilla vulgaris D6, Lycopodium clavatum D6, Nux vomica D6) o in compresse (Anacardium orientalis D12, Belladonna D6, Carbo vegetabilis D12, Chamomilla vulgaris D6, Lycopodium clavatum D12, Nux vomica D12); assumere 15 gocce in poca acqua o una compressa a stomaco vuoto 3-4 volte al giorno; al bisogno può essere assunto anche ogni 30-60 minuti.

Chiaramente ci sono molti altri rimedi omeopatici, ma vanno personalizzati. Va cioè scelto un solo rimedio adatto alla singola persona in base alle sue caratteristiche fisiche, psichiche, fisiologiche, patologiche, familiari, ambientali, lavorative, ecc. Ovviamente è necessaria una visita medica presso un Medico Omeopata per ricevere un trattamento individualizzato.

Tutti questi trattamenti servono veramente?

A parte il trattamento omeopatico personalizzato che è mirato sulla singola persona e che, se utilizza un singolo rimedio ad alta potenza, agisce su TUTTO l’organismo, gli altri trattamenti farmacologici o non farmacologici hanno essenzialmente un’azione sintomatica!

A tale riguardo va detto che quando il corpo ci manda disturbi gastrici o digestivi, significa che lo stomaco o l’intera digestione è un nostro evidente punto debole.

Però sappiamo che il nostro organismo è estremamente complesso e che i nostri organi sono ovviamente tutti connessi. Pertanto, un errore su un punto si ripercuote sempre sul TUTTO della persona e quindi molte volte accade che, se lo stomaco ha un problema, non si ottiene un risultato duraturo agendo solo su di esso, ma bisogna agire sul TUTTO della persona, perché, a parte il discorso alimentare, molti altri fattori influenzano la digestione.

Inoltre, se noi interveniamo sul nostro TUTTO migliorando l’intero stile di vita, non avremo solo il grande vantaggio di arrivare, lentamente, a guarire di reflusso gastro-esofageo senza ricorrere ai farmaci, ma avremo l’enorme guadagno di prevenire tutte le patologie cronico-degenerative che oggi fanno ammalare e uccidono la maggior parte della popolazione dei Paesi industrializzati.

Infatti, il comportamento che ci fa evitare il reflusso è lo stesso che ci fa evitare le più comuni attuali cause di disabilità, di sofferenza e di morte.

A tale proposito per prevenire le patologie che oggi stanno minacciando tutti, anche gli adulti che pensano di stare bene, ho realizzato il videocorso “Come rafforzare le difese immunitarie degli adulti”, il corso in assoluto più completo che abbia mai creato, nel quale spiego quali devono essere oggi le modalità per restare in salute: una salute globale, totale e non solo gastrica!

Tutto dipende dalle nostre scelte

In conclusione, per la gestione e per la cura del reflusso gastro-esofageo non dipende certamente tutto da ognuno di noi, … ma quasi tutto!

Il messaggio che desidero dare è di fare il possibile per crescere in conoscenza e in salute. Confesso che è essenzialmente solo per questo che studio, scrivo e pubblico continuamente videocorsi molto istruttivi che hanno lo scopo “non di offrire un pesce, ma di insegnare a pescare” per aiutare chi mi segue a diventare non malato e farmaco-dipendente, ma sano e autonomo. Buon cammino.

Inserisci i tuoi dati e guarda il mio webinar gratuito “Il tutto aiuta la parte” grazie al quale scoprirai come rafforzare il tuo sistema immunitario e riequilibrare il “tutto” del tuo organismo attraverso le azioni pratiche di Medicina Umanizzata Preventiva

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