L’avanzare delle malattie cardiache e vascolari

Quando parliamo di malattie cardiache e vascolari intendiamo le patologie cardiovascolari che comprendono essenzialmente i seguenti 4 gruppi:

  • l’ipertensione arteriosa;
  • le patologie ischemiche del cuore (infarto del miocardio, sindrome coronarica acuta e, più in generale, angina pectoris);
  • le patologie cerebrovascolari (ictus ischemico ed emorragico, ma anche demenza su base ischemica);
  • le arteriopatie periferiche (carotidee, degli arti inferiori, ecc.).

L’insieme di queste patologie è oggi la prima causa di morte nel mondo occidentale e ha anche un notevole impatto in termini di disabilità e di sofferenza, oltre che di costi sociali.

Alcuni dati epidemiologici

In Europa:

  • le patologie cardiovascolari sono responsabili di quasi 5 milioni di decessi ogni anno, pari al 52% dei decessi totali;
  • ciò equivale a circa 13.500 decessi al giorno, pari ad una media di 9 morti al minuto.

In Italia, nel 2020 sono morte 291.302 persone (158.357 donne e 132.945 uomini) per queste patologie che anche da noi sono quindi in assoluto la prima causa di morte (seguite a brevissima distanza da quelle neoplastiche, che però sono in continua crescita e quindi è molto probabile che in un vicino futuro conquistino il primo posto) (1).

Molte di queste morti da infarto e scompenso cardiaci, da aritmie o da ictus cerebrale si verificano prima dei 60 anni di età e, anche se il dato è indicativo ma secondario, nel 2022 i farmaci per il sistema cardiovascolare si sono confermati la seconda categoria a maggior consumo (dopo i farmaci oncologici la cui spesa è in netta crescita annua), con una spesa di 3.400 milioni di euro (pari al 13,7% della spesa farmaceutica annua italiana) (2).

Fortunatamente, emerge anche un altro dato: il tasso di mortalità per il solo infarto cardiaco acuto si è ridotto del 40% in 15 anni (da circa 34.000 casi nel 2005 a 20.425 casi nel 2022) (1).

Ciò deve tranquillizzare fino a un certo punto, perché è emerso un altro problema: chi sopravvive a un attacco cardiaco di tipo ischemico diventa un malato cronico e muore più avanti per scompenso cardiaco (la patologia causata da un deficit della pompa cardiaca) o altre patologie cardiovascolari (infatti, la mortalità cardiovascolare complessiva resta invariata).

Per quale motivo la malattia cronicizza?

Non si fa prevenzione vera, ma ci si limita solo ad assumere farmaci chimici che oltre a non avere alcun potere preventivo, squilibrano e intossicano l’organismo essendo molecole che non esistono in Natura. Inoltre, la prevenzione non significa togliere i sintomi, ma togliere le cause dei sintomi e sappiamo che i farmaci non possono fare questo (vedi a tale proposito il mio videocorso: “Come rafforzare le difese immunitarie degli adulti”).

Lo scompenso cardiaco, che ovviamente è in netta crescita, per ora riguarda all’incirca il 2% della popolazione, quota che sale al 10% per individui al di sopra dei 70 anni. Questi soggetti vedranno peggiorare la loro qualità di vita fino ad una vera e propria invalidità e ciò comporta notevoli costi economici per la società.

E noi cosa facciamo per evitare questo rischio? E i nostri genitori o parenti cosa fanno? Attendiamo forse di raggiungere i 60-70 anni per entrare in una condizione di non ritorno?

In Italia, la prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari a 4,4 ogni mille abitanti (dati ISTAT), ma è in costante crescita annua.

Le donne sono relativamente protette fino alla menopausa, anche se sempre di più osserviamo che cominciano ad ammalarsi di patologie cardiovascolari pure in pre-menopausa. In generale, però, ci sono delle differenze tra uomini e donne, perché queste ultime si ammalano di patologie cardiovascolari circa 10 anni più tardi, anche se quelle che si ammalano lo fanno in modo più grave rispetto l’uomo.

Inoltre, l’età media in cui compare il primo attacco cardiaco si sta abbassando e non è più raro trovare giovani di 25-30 anni con infarto cardiaco.

Alcune cause delle patologie cardiovascolari

Proprio perché le patologie cardiovascolari rappresentano la più comune causa di morte e, insieme al cancro, sono quelle che oggi spaventano maggiormente le persone, sarebbe logico e prevedibile attendersi che vengano adottate tutte le più importanti misure di prevenzione e di cura.

Infatti, le patologie cardiovascolari sarebbero abbastanza facilmente prevenibili e curabili da un corretto stile di vita: lo stesso stile di vita che permette di prevenire il cancro, le patologie metaboliche e in generale praticamente la maggior parte delle patologie cronico-dege­ne­ra­ti­ve dei nostri Paesi industrializzati.

Non serve però essere medici per accorgersi invece che le persone fanno poco o nulla di quello che servirebbe loro per evitare queste patologie e che gli stili di vita attuali e le condizioni ambientali e sociali vanno sempre più peggiorando, provocando un aumento del numero di soggetti che sono a rischio di ammalarsi.

L’assurdità di questa situazione, che sta diventando ogni anno sempre più tragica anche per il suo estendersi ad età sempre più giovani, risiede nel fatto che le patologie cardio-cerebrovascolari hanno tra le loro cause:

  • pochi fattori di rischio non modificabili (predisposizione genetica, sesso ed età), che infatti incidono percentualmente molto poco;
  • molti fattori di rischio modificabili, che richiedono comportamenti tutt’altro che impegnativi e quindi fattibili da tutti.

Questi ultimi sono numerosissimi e proprio per questa loro caratteristica non serve neppure seguirli tutti in modo rigoroso.

I più importanti fattori di rischio

Tra i più importanti e comuni fattori di rischio ricordo essenzialmente (cfr. il mio videocorso Conoscere le cause fisiche delle malattie):

  1. Alimentazione scorretta (con uno scarso consumo di verdura, legumi, frutta, cereali integrali e semi vegetali e invece un consumo eccessivo di carni rosse e processate, latte vaccino e derivati, grassi animali, tanto sale e tanti alcolici).
  2. Fumo di tabacco.
  3. Sedentarietà.
  4. Intensi e prolungati stress di vita familiare e/o lavorativa.
  5. Inquinamento ambientale.
  6. Infezioni virali.
  7. Etilismo.
  8. Campi elettromagnetici e radiazioni gamma telluriche.

Il primo segnale dell’esistenza dei primi quattro errori comportamentali è la comparsa di una delle seguenti patologie:

  1. sovrappeso od obesità (IMC >30 kg/m2) (IMC: Indice di Massa Corporea che è dato dal rapporto tra peso in chili e il quadrato dell’altezza in metri),
  2. ipertensione arteriosa (≥140/90 mmHg o dover assumere farmaci),
  3. ipercolesterolemia (≥240 mg/dl o dover assumere farmaci) e ipertrigliceridemia (≥150 mg/dl o dover assumere farmaci),
  4. iperglicemia (≥110 mg/dl o dover assumere farmaci).

Queste condizioni (anch’esse sempre modificabili) sono quelle che aggravano e potenziano ulteriormente e in modo sinergico i suddetti quattro errori comportamentali.

Pericolosità delle patologie cardiovascolari

Secondo l’ISTAT, i tassi di mortalità standardizzati per uomini e donne per patologie ischemiche del cuore mostrano che negli uomini la mortalità è trascurabile fino a 40 anni, emerge fra i 40 e i 50 anni e poi cresce in maniera esponenziale con l’avanzare dell’età, mentre nelle donne si manifesta circa 15 anni più tardi (a partire dai 65 anni) e cresce molto più rapidamente dopo i 70 anni (3).

Dei soggetti di 35-64 anni che subiscono un evento cardiovascolare acuto fatale, il 40% muore subito dopo l’inizio dei sintomi e prima di arrivare in ospedale, e pare che questo dato sulla letalità extra ospedaliera sia addirittura in aumento se riportato per tutte le età (in quest’ultimo caso la mortalità è del 31%) (4).

Nel 2021, i tassi di ospedalizzazione negli uomini sono risultati essere, come negli anni precedenti, più del doppio di quelli delle donne e questo avviene (4):

  • per l’infarto cardiaco acuto: è stato pari a 293,6 ricoveri per 100.000 uomini verso 104,2 ricoveri per 100.000 donne;
  • per infarto cardiaco acuto e altri tipi subacuti di ischemia cardiaca: è stato pari a 385,3 ricoveri per 100.000 uomini verso 131,2 ricoveri per 100.000 donne;
  • per tutte le patologie ischemiche del cuore: è stato pari a 701,2 ricoveri per 100.000 uomini verso 215,1 ricoveri per 100.000 donne.
Anno 2021UominiDonne
Infarto cardiaco acuto293,6104,2
Infarto cardiaco e altri tipi subacuti di ischemia cardiaca385,3131,2
Tutte le patologie cardiache ischemiche701,2215,1
Tabella 1 – Tassi di ospedalizzazione nel 2021 (per 100.000 abitanti) per patologie cardiache ischemiche.

Sempre nel 2021, i tassi di ospedalizzazione per le patologie cerebrovascolari sono stati i seguenti (4):

  • per ictus emorragico: è stato pari a 80,5 ricoveri per 100.000 uomini verso 52,7 ricoveri per 100.000 donne;
  • per ictus ischemico: è stato pari a 245,5 ricoveri per 100.000 uomini verso 197,9 ricoveri per 100.000 donne;
  • per tutte le patologie cerebrovascolari ischemiche: è stato pari a 460,3 ricoveri per 100.000 uomini verso 327,6 ricoveri per 100.000 donne.
Anno 2021UominiDonne
Ictus emorragico80,552,7
Ictus ischemico245,5197,9
Tutte le patologie cerebrovascolari ischemiche 460,3327,6
Tabella 2 – Tassi di ospedalizzazione nel 2021 (per 100.000 abitanti) per patologie cerebrovascolari ischemiche.

Infine, non va dimenticato che con l’avanzare dell’età le patologie cardio-cerebrovascolari si accompagnano spesso a disabilità fisica e disturbi della capacità cognitiva. Infatti, il peso delle patologie cardiovascolari sui ricoveri ospedalieri per questi motivi è in aumento: i dati di dimissione indicano che più della metà dei ricoveri per queste patologie sono dovuti ad evoluzione cronica e complicazioni di eventi acuti nonché a complicanze dell’ipertensione arteriosa, del diabete mellito e della patologia renale cronica (4).

Ma tutte queste patologie sono perfettamente prevenibili!

Dobbiamo solo conoscere se siamo predisposti, quali sono i primi segnali con i quali il nostro organismo ci avvisa che stiamo percorrendo una strada pericolosa e poi dobbiamo anche conoscere quali sono le vere cause di queste patologie.

In ogni caso dobbiamo chiederci:

Cosa vogliamo fare? Continuare come abbiamo sempre fatto e attendere di ammalarci oppure fare una prevenzione cercando di individuare i nostri errori personali per poi correggerli?

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Bibliografia

  1. ISTAT. Mortalità per territorio di evento (2020).
  2. https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1967301/Rapporto-OsMed-2022.pdf
  3. ISS. Tasso di attacco degli eventi coronarici, per area geografica
  4. https://osservatoriosullasalute.it/wp-content/uploads/2023/06/ro-2022-cardiovascolari.pdf