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Attenzione a sopprimere i sintomi della malattia

Una Persona in equilibrio non esprime sintomi né psichici né fisici e non avverte la presenza di qualche parte del suo corpo: in condizioni normali non si avvertono il battito del cuore o i movimenti dell’intestino, la circolazione del sangue o il peso di un organo o tessuto, ecc.

Quando invece compare un sintomo, significa che qualcosa ha rotto il sano fisiologico equilibrio preesistente e il sintomo è il linguaggio del nostro corpo, il messaggio con cui lui ci avvisa che qualcosa ha alterato la sua normalità.
Pertanto, non dobbiamo considerare i sintomi della malattia come la causa vera del malessere, ma solo uno dei modi con cui l’organismo esprime il suo ‘disagio’ o si sta adattando ad una condizione non favorevole.

Quindi, il sintomo è amico della salute, è un suo collaboratore e va inteso come se fosse una particolarissima preziosa ‘luce-spia’.

Infatti, come abbiamo già detto, in condizioni di equilibrio la nostra Persona non manifesta alcun sintomo anomalo o patologico, ma solo i comuni sintomi fisiologici di fame, sete, stanchezza, caldo, freddo, ecc., che sono i linguaggi con i quali ci avvisa di un suo bisogno.

Il Medico saggio sa distinguere i sintomi fisiologici (normali), da quelli che sono espressione di un malessere dell’intera Persona del suo Paziente (e non necessitano di terapia farmacologica, bensì di un più corretto e igienico modo di vivere), da quelli che invece conseguono ad una precisa patologia psico-fisica, per la quale si può ricorrere alla terapia chimica o a trattamenti naturali o anche a qualche forma di psicoterapia a seconda della genesi dei sintomi stessi.

Fine ultimo del Medico deve sempre essere quello di capire e curare lo ‘squilibrio’ patologico che è a monte della sintomatologia e non a limitarsi solo a sopprimere i sintomi perché sono fastidiosi e limitano il Paziente.
Per conseguire ciò bisogna limitare al massimo ogni trattamento sintomatico-palliativo perché questo, nascondendo il quadro clinico originario, non porta a guarigione, ma induce solo un temporaneo benessere.

Il primo passo, allora, dovrebbe essere quello di chiedersi:
- Perché l’organismo esprime un certo sintomo?
- Cosa ci vuole dire l’energia vitale profonda di questa Persona?
- Qual è la causa prima del suo squilibrio?

Dopo essersi poste queste domande, finché non si trova una risposta soddisfacente, la prima cosa da fare è intanto quella di cercare di riportare all’equilibrio il “tutto” della Persona.
Bisogna allora conoscere il modo di pensare, di volere e di agire del Paziente, bisogna individuare i suoi errori comportamentali e dove infrange le regole fondamentali di un corretto comportamento umano in modo da fargli prendere coscienza del suo stato e aiutarlo a correggersi.

In conclusione, in assenza di una emergenza medica, prima di tutto il Medico:
- dovrebbe insegnare corrette norme igienico-alimentari,
- dovrebbe dare consigli di tipo psico-comportamentale di miglioramento dello stile di vita,
- dovrebbe consigliare l’eventuale ricorso a trattamenti non farmacologici.

Molte volte questi interventi che agiscono sul “tutto” della Persona sono in grado di capovolgere la condizione iniziale, di ristabilire l’equilibrio e portare alla scomparsa dei sintomi acuti. È ovvio che, se ciò non accade in un tempo adeguato, è lecito e doveroso ricorrere ad altri trattamenti verosimilmente più adatti ed efficaci per quel Paziente, come i trattamenti farmacologici o chirurgici o di qualsiasi altro tipo.

 

Questo e altri argomenti sono trattati in modo approfondito nel mio libro “La Medicina che vorrei. Personalizzata, Integrata e Umanizzata