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L’Omeopatia cura le piante, gli animali e l’uomo da due secoli, ma riuscirà a curare i pre-giudizi?

Dal 28 al 30 settembre 2018 si terrà ad Argelato (Bologna) un Corso di Formazione in Agro-Omeopatia.

Potrà sembrare strano, ma l’Omeopatia è usata da molti anni anche per la cura dei vegetali, perché è un trattamento capace di curare qualsiasi essere vivente: l’uomo, gli animali e ovviamente anche le piante.

Tutti gli esseri viventi hanno in comune gli stessi “mattoni” (cioè le basi azotate) che formano i nostri DNA: può stupire anche questo, ma la Scienza ci avvisa che mentre l’uomo ha un’analogia genomica con lo scimpanzé di quasi il 98%, ha un’analogia addirittura del 50% con la banana!

Chiaramente, i vegetali si differenziano dagli animali e più ancora dall’uomo per essere molto meno complessi, però essi (1):

- non hanno uno scheletro osseo, ma hanno un citoscheletro costituito da un insieme di tubuli e filamenti proteici;
- non hanno gli occhi, ma sanno intercettare la luce, usarla e riconoscerne sia la quantità che la qualità;
- non hanno un naso, ma hanno dei recettori di sostanze volatili sulla loro superficie che sono in grado di comunicare a tutta la pianta informazioni sull’ambiente e con i loro aromi possono comunicare tra loro e con gli insetti;
- non hanno la bocca e il gusto, ma le loro radici sanno “assaggiare” il terreno per assorbire le giuste sostanze nutritizie;
- non hanno un tatto come il nostro, ma provate a toccare le foglie della Mimosa pudica e vedrete come le ritrae immediatamente;
- non hanno le orecchie, ma registrano le vibrazioni del terreno attraverso dei canali meccano-sensibili;
- inoltre hanno un sistema circolatorio dove scorre il loro “sangue” (la linfa) e un sistema immunitario difensivo molto articolato e differenziato …

Ma i vegetali non hanno un “cuore”, però si dice che abbiano una “anima” sui generis (ovviamente vegetale), perché è dimostrato che “soffrono” quando viene tagliato un loro ramo o foglia o fiore.
In conclusione, le piante sono palesamente esseri viventi e proprio per questa loro caratteristica che hanno in comune con l’uomo e gli animali, rispondono alle cure omeopatiche, cioè alle informazioni energetiche proprie delle soluzioni omeopatiche (per loro utilizziamo le gocce, perché, dato che non hanno la bocca, non possiamo somministrare i granellini omeopatici!).
Infatti, l’Omeopatia è una potenza terapeutica che, se adeguatamente personalizzata, è capace di riequilibrare qualsiasi sistema vivente.
Sulla botanica omeopatica abbiamo in Italia una ricercatrice di fama internazionale, la Prof.ssa Lucietta Betti del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna (2,3) che ha condotto e pubblicato molti esperimenti di patologia vegetale dimostrando gli straordinari effetti delle alte diluizioni omeopatiche … ma chi ignora l’Omeopatia osa dire che è placebo o acqua fresca!

In Italia abbiamo anche un libro molto bello per la cura delle piante che è stato scritto da Christiane Maute e intitolato L’Omeopatia per la Cura delle Piante. È un libro pratico che spiega come curare le piante da appartamento, da terrazzo e da giardino e indica ovviamente anche la potenza omeopatica da utilizzare, la dose e le modalità di somministrazione. Oltre alle malattie da parassiti, l’Autrice insegna anche i rimedi omeopatici da utilizzare in caso di danni causati dal freddo o dal troppo caldo, dal travaso o da lesioni dovute alla potatura … anche qui, come per l’intera metodologia omeopatica, non servono molte teorie: bisogna sperimentare l’effetto dell’Omeopatia usandola, ma bisogna usarla bene.
E in Omeopatia il segreto è uno solo: capire la personalità del “paziente” (in questo caso la pianta), cioè il suo modo di reagire e di “parlarci” in modo da personalizzare la terapia scegliendo il rimedio più simile.
Chiaramente ci vuole un po’ di esperienza ed è per questo che servono i Corsi o i libri specializzati.

Lo stesso vale per la cura omeopatica in ambito veterinario, ma su questo argomento credo non serva spendere tante parole dato che sono ormai un dato acquisito i “miracoli” che i medici veterinari (molto numerosi nel nostro Paese) riescono a fare con le cure omeopatiche: curano piccoli e grandi animali, quelli di appartamento e quelli dei grandi allevamenti, quelli affetti da patologie lievi ma ormai cronicizzate perché resistenti alle cure farmacologiche e quelli affetti da patologie degenerative incurabili con i farmaci chimici, come il cancro. Basta leggere un libro di Franco Del Francia (“Omeopatia Veterinaria”) per capire la bellezza e la potenza della Medicina Omeopatica applicata in campo veterinario oppure basta entrare nel sito della FIAMO o in una banca-dati delle ricerche in Omeopatia per trovare più di un migliaio di studi pubblicati in riviste qualificate.

Ma l’Omeopatia funziona bene anche a livello di colture cellulari o tessutali e a tale riguardo vorrei citare un libro (Farmacologia delle Alte Diluizioni di Nirmal Sukul e Anirban Sukul) che mi ha insegnato molto su questo fronte e che riporta circa 300 studi scientifici condotti su tessuti di laboratorio, vegetali, animali o sullo stesso uomo.
Ma quando si parla di sperimentazioni contemporanee su culture cellulari o animali di laboratorio utilizzando le diluizioni omeopatiche non possiamo non citare il Prof. Paolo Bellavite, Professore Associato di Patologia Generale presso l’Università di Verona (4,5). Innumerevoli sono le sue pubblicazioni nazionali e internazionali (più di 300) e tra queste spiccano le sue numerose e stupefacenti ricerche in campo omeopatico.
Eppure si continua a dire che l’Omeopatia è placebo!!

Basterebbe ricordare che l’Omeopatia vive da più di 200 anni, che migliaia di medici l’hanno praticata e la praticano con successo su milioni di persone e che sulla roccia su cui lei è saldamente fondata (sono le eterne leggi della Natura degli esseri viventi) si sono infrante senza successo innumerevoli onde burrascose e bufere (invito alla lettura di un piccolo libretto del 1836 tradotto dal francese dal Prof. Bellavite: L’Omeopatia e le sue prime battaglie).
Anche oggi gli attacchi non mancano, ma noi medici omeopati continuiamo sereni ad obbedire all’insegnamento del Poeta: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa” (6).

OK, non ragioniamo su di loro o non curiamoci di loro, … però se qualcuno di coloro che attaccano l’Omeopatia venisse invitato al Corso di Formazione in Agro-Omeopatia che si terrà a Bologna, non sarebbe una cattiva idea.
Dopotutto, si farebbe un bel favore ai nostri Colleghi “anti-omeopatia”, perché così potranno almeno dire di criticare questa Scienza dopo aver sentito parlare qualche omeopata competente ed eviteranno di continuare a fare brutta figura.
Infatti, non è né onesto, né degno di un ricercatore o comunque di un medico serio parlare senza avere una conoscenza specifica della materia: il “pre-giudizio” non è una prerogativa dello scienziato o di colui che cerca la verità.
Hahnemann stesso, nella sua opera Organon dell’Arte di Guarire, raccomandava di avere un cuore puro, libero da pregiudizi e aperto ad ogni conoscenza, perché siamo tutti piccoli e abbiamo tutti bisogno di crescere!

 

Bibliografia

1 – Mancuso S, Viola A. Verde Brillante: Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale. Ed. Giunti, 2013.
2 – Betti L, Trebbi G, Kokornaczyk MO, Nani D, Peruzzi M, Dinelli G, Bellavite P, Brizzi M. Number of succussion strokes affects effectiveness of ultra-high-diluted arsenic on in vitro wheat germination and polycrystalline structures obtained by droplet evaporation method. Homeopathy. 2017 Feb;106(1):47-54.
3 - Betti L, Trebbi G, Olioso D, Marzotto M, Bellavite P. Basic research in homeopathy and ultra-high dilutions: what progress is being made? Homeopathy. 2013 Apr;102(2):151-4.
4 – Bellavite P, Marzotto M, Bonafini C. Arnica montana experimental studies: Confounders and biases? J Integr Med 2018;16:72-76.
5 – Iannitti T, Morales-Medina JC, Bellavite P, Rottigni V, Palmieri B. Effectiveness and Safety of Arnica montana in Post-Surgical Setting, Pain and Inflammation. American Journal of Therapeutics 2016;23:e184-e197.
6 – Virgilio a Dante. Divina Commedia. Inferno, canto III, 51.