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Un giudizio equilibrato sulle vaccinazioni pediatriche

In questi ultimi anni, nel nostro Paese abbiamo assistito ad una grande ribellione verso l’obbligo delle vaccinazioni infantili, un rifiuto che lentamente ha dato origine ad un vero e proprio Movimento partito dalla base e che è andato ingrossandosi pian piano.

A questo Movimento appartengono quasi sempre persone che sono state mosse da forti, e spesso anche tragiche, esperienze personali o da un carattere libero e insofferente nei riguardi dei condizionamenti, subdoli ma sempre presenti, delle ideologie dominanti.

Il Movimento contro le vaccinazioni obbligatorie, è partito dalla base, ma proprio per questo, appoggiandosi più sul buon senso che su solide motivazioni scientifiche, ha prestato il fianco a facili critiche e non è stato a lungo considerato.

Comunque, pur mancando all’inizio di dati sperimentali e/o epidemiologici, il ragionamento da cui è partito questo Movimento non medico era appoggiato sull’evidenza inoppugnabile che, se i vaccini in qualche bambino causano dei danni irreparabili o addirittura la morte, dato che la Natura non procede né per salti né per casualità e ben raramente vige la regola del tutto o nulla, è sensato ritenere che esista una gradualità di danno e che i vaccini danneggino anche coloro che apparentemente non hanno esplicitato lesioni obiettive.

Per un non medico che utilizza solo il buon senso, tutto questo acquista valore sufficiente indipendentemente dall’esistenza o meno di una adeguata documentazione scientifica. La prova statistica, eventualmente, può essere una pur sempre gradita convalida, utile ma non necessaria.

La Scienza Moderna, invece, considera accettabile e vero solo ciò che è dimostrabile scientificamente, però per raggiungere una tale dimostrazione di verità scientifica vengono richieste delle prove talvolta difficili da portare e, per l’uomo di buon senso, in alcuni casi quasi assurde e si può arrivare così anche all’assurdo opposto in cui un uso sconsiderato dei dati scientifici permette di giustificare o di accettare come vere delle conclusioni che sono totalmente prive di buon senso.

Infatti, si dice che nella letteratura scientifica medica si può trovare tutto e l’opposto di tutto e che, se ben utilizzati (qui intendo ‘manipolati’), si possono produrre dati sperimentali per dimostrare quasi qualsiasi cosa (gli studi a favore del fumo ne sono stati una prova).

Tutto ciò conferma quello che i Saggi del passato hanno sempre detto e cioè che l’uso della sola razionalità danneggia l’uomo e lo può portare a confondere il vero col falso e a giustificare anche la peggiore irrazionalità nel nome della sua razionalità (si pensi a qualsiasi totalitarismo).
Ne consegue che non possiamo dar fiducia alla nostra sola ragione, se questa non è avvalorata anche da un saggio Buon Senso e dall’esperienza concreta, cioè, nel mondo medico, dalla clinica.

Ed è proprio questo saggio Buon Senso che ci fa pensare che forse nei Paesi industrializzati, che hanno un minor rischio per certe infezioni, a lungo termine i vaccini pediatrici, specie se eseguiti troppo precocemente e in alto numero, proprio per il loro effetto di stressor sul sistema immunitario immaturo, in alcuni casi possono anche avere un rapporto rischio/beneficio maggiore di 1.

Oggi, però, questo sospetto pare non sia solo giustificato dal suddetto ‘saggio buon senso’, dato che sta acquistando sempre più credito anche per i numerosi studi clinici e le innumerevoli segnalazioni isolate di danni da vaccini che hanno ormai acceso il dibattito su questo argomento al punto che la disputa tra il gruppo a favore delle vaccinazioni e il gruppo contro sta diventando “infuocata”.

Infatti, da una parte ci sono i genitori che subiscono spesso situazioni di pressione psicologica affinché diano il consenso per la somministrazione ai loro figli di un numero sempre maggiore di vaccini e dall’altra c’è lo stato d’allarme in netta crescita per i danni lievi o gravi, prossimi o lontani, correlati a questo tipo di trattamento.

Anch’io ho dovuto affrontare il problema per i miei figli e, dopo un’iniziale accettazione quasi acritica e incondizionata, perché credevo che gli Uffici di Igiene e Sanità Pubblica competenti avessero già sufficientemente valutato cosa fosse meglio per i nostri piccoli, mi resi conto che, forse, la scelta di vaccinare dei neonati, totalmente privi di un maturo apparato immunitario difensivo, in alcuni casi poteva causare dei problemi.

Contemporaneamente, capii pure che il mio bagaglio culturale in questo campo specifico era ingiustificatamente scarso e per la maggior parte derivato (come quello della maggioranza dei medici), oltre che dagli ormai lontani studi universitari, prevalentemente dalle informazioni fornite dal materiale bibliografico messo a disposizione dalle Ditte Farmaceutiche e, quindi, … necessariamente di parte.

Dopo un attento studio della materia, mi sono accorto che le considerazioni che avrebbero potuto essere giustificate in passato non erano più completamente accettabili al giorno d’oggi, dato che le attuali condizioni di vita (alimentari, ambientali, sociali, economiche, culturali, ecc.) hanno profondamente modificato il rischio non solo di contrarre certe patologie infettive, ma anche di subire le loro complicazioni.

Oltre a ciò, resta indubbio che è completamente diverso vaccinare un bambino che vive in una società in cui c’è un’elevata incidenza di ammalarsi di una specifica malattia, rispetto ad uno che vive in un ambiente a bassa morbilità per la stessa.

Pertanto, quello che una volta era un rapporto rischio/beneficio molto basso e quindi più a favore della pratica vaccinale, oggi è andato lentamente crescendo verso valori sempre più alti.

Per tali motivi, credo sia quanto mai doveroso che ogni medico si ponga il quesito se l’approccio vaccinale attualmente in uso nel nostro Paese sia corretto o se non sia ora più saggio pensare di potenziare anzitutto e soprattutto l’immunità aspecifica, invece di limitarsi a promuovere tout court solo quella specifica.

In conclusione, quello che vorrei rimanesse nel cuore del Lettore è che i vaccini vengono proposti per istruire l’organismo del ricevente affinché sia in grado di non ammalarsi di una certa patologia, ma anche questo obiettivo ha il suo contro, perché il sistema immunitario, anche se di solito risulta più forte verso la patologia a cui è stato immunizzato, in una minoranza di casi può risultare più squilibrato di prima. Per contro, sappiamo che le infezioni pediatriche sono utili per un’adeguata maturazione del sistema immunitario dato che quest’ultimo, dopo averle superate, resta più  rafforzato, sia in generale che verso l’infezione specifica nei confronti della quale di solito acquista un’immunità che dura tutta la vita.

Compito della Medicina è aiutare il bambino affinché cresca sano, forte e immunologicamente capace di affrontare non solo una decina di patologie infettive, ma TUTTE: sia quelle che oggi conosciamo, sia quelle che si svilupperanno in futuro. Ciò si consegue primariamente insegnando ai genitori una corretta igiene di vita, usando medicamenti non farmacologici o, eventualmente, ricorrendo a quelli chimici in selezionate e particolari condizioni. Per quanto riguarda i vaccini, sappiamo che sono utili, ma non credo sia corretto imporli a tutti e meno ancora dovrebbero essere eseguiti in così elevato numero in età precoci come oggi facciamo. Lo ripeto: in una Medica Moderna ogni trattamento deve essere personalizzato!

(tratta parzialmente dall’introduzione al libro: Gava R. Le Vaccinazioni Pediatriche. Revisione delle conoscenze scientifiche. Edizioni Salus Infirmorum, Padova, 3a ed., 2010)