A chi interessa il bambino autistico?

Il 2 aprile scorso è stata celebrata la giornata mondiale dell’Autismo e la finalità era, come sempre, apparentemente valida e apprezzabile: sensibilizzare l’opinione pubblica verso questa patologia che sta diventando così frequente da essere considerata quasi una “epidemia”.

Però, diversamente dalle patologie epidemiche, come quelle influenzali e parainfluenzali, localizzate a qualche Paese o pandemiche, vere o false che siano (perché ormai siamo abituati a tutto), quella autistica è una “epidemia” molto singolare:
Non è infettiva, ma pare estendersi con velocità impressionante avendo una curva di crescita quasi esponenziale (si è passati da 1 caso ogni 1.333 bambini USA a metà degli anni 1980, a 1 ogni 323 bambini alla fine degli anni 1990, a 1 ogni 166 bambini nel 2004, a 1 caso ogni 50 oggi: dati dei CDC di Atlanta).
Non è una vera epidemia, ma pare aver colpito più persone delle comuni pandemie e sicuramente più persone di quelle interessate dalla famosa recente pandemia da virus influenzale H1N1 (influenza suina, per la quale sono stati spesi miliardi di euro).
Non infetta gli adulti perché colpisce quasi esclusivamente i bambini, ma un giorno anche questi diventeranno adulti e allora, se le cose non cambieranno, la società futura avrà molti più problemi d’oggi.
– È oggetto di molti studi e ricerche, ma sono essenzialmente studi epidemiologici e descrittivi, perché ben pochi si concentrano sull’aspetto terapeutico e, quando lo fanno, seguono l’approccio sintomatico-palliativo e non certo quello curativo.

È vero che di autismo non si muore, ma sicuramente si vive male e non mi riferisco solo ai bambini interessati, ma anche ai loro genitori, ai loro fratelli, familiari e amici, ai loro compagni di gioco e di scuola, ai loro insegnanti, ai loro vicini di appartamento o di casa e, perché no, anche ai loro pediatri, logopedisti, psichiatri, psicoterapeuti, ecc., ecc. che purtroppo, allo stato attuale, sanno e possono fare ben poco.

C’è un piccolo mondo che, volente o nolente, gira attorno a loro e, se la realtà futura sarà quella che stiamo intravedendo, tra un po’ di anni sarà anche tutto il nostro grande mondo moderno ad essere costretto a girare attorno a loro e con loro.

Non che loro non se lo meritino, perché sono bambini per certi aspetti meravigliosi e dai quali abbiamo molto da imparare, ma ciò non toglie che la comunicazione con loro sia un po’ difficile … sia da iniziare che da continuare.

Ma oggi non si può veramente fare nulla per aiutarli?

Intanto, sarebbe da capire perché questi bambini si ammalano!

Sappiamo tutti che l’autismo ha una eziologia multifattoriale: ha cause genetiche, tossicologiche, farmacologiche, immunologiche, infettive, nutrizionali, psicologiche, psichiatriche, ecc.

È vero che su alcuni di questi fattori possiamo fare ben poco:
– sui geni per ora non possiamo agire, ma d’altra parte sappiamo che il fattore genetico raramente agisce da solo, perchè ha bisogno di una causa scatenante;
– sul fattore tossicologico potremmo e dovremmo agire più agevolmente, ma sappiamo che non è facile nel breve termine ridurre l’inquinamento aereo, alimentare, idrico e forse neppure quello elettromagnetico;
– sui fattori nutrizionali, psicologici e psichiatrici sarebbe ancora più facile agire, specie su scala familiare/personale, ma si incontrano ostacoli dettati da abitudini, usanze generazionali, preconcetti individuali e sociali …

Quando si parla delle cause dell’autismo, oggi non si può non fare un accenno anche alla grande diatriba nell’accettare o meno le vaccinazioni pediatriche come causa scatenante dello spettro autistico. In realtà, questo come tutti gli altri suddetti fattori andrebbero interpretati come fattori scatenanti o slatentizzanti l’autismo. Per quanto riguarda i vaccini, capita talvolta che quando noi medici raccogliamo la storia dei bambini autistici, ci sentiamo spontaneamente ripetere dai genitori che i disturbi sono iniziati dopo le prime vaccinazioni pediatriche. Subito dopo il primo o secondo inoculo vaccinale il bambino presenta dei disturbi comportamentali e/o disturbi del sonno e/o dell’appetito con un netto aumento della facilità ad ammalarsi di patologie delle prime vie respiratorie e/o di disturbi digestivi e poi, con un successivo inoculo vaccinale, si assiste ad un drammatico peggioramento fino a svariate gravi patologie tra le quali spicca la sindrome autistica.

Questa è esperienza ambulatoriale non certo frequente, ma talvolta capita e quindi non dovrebbe essere trascurata.

Nella letteratura scientifica troviamo studi che attribuiscono alle vaccinazioni pediatriche una iperstimolazione dei processi immunitari infiammatori cerebrali che, in bambini predisposti, anche a causa di una particolare carenza (genetica, nutrizionale, post-infettiva, da immaturità neonatale, ecc.) di fattori antiossidanti, può scatenare la patologia autistica.

E i media cosa fanno?

Il 2 aprile c’è stata una trasmissione radiofonica (Melog su Radio 24) che, più che parlare di autismo, sembrava avere l’obiettivo di denigrare coloro che lo attribuiscono in alcuni casi anche alle vaccinazioni pediatriche. Eppure ci sono dei genitori che nel nostro Paese fanno questa correlazione e, anche se questi non sono medici, non sono sicuramente privi né di obiettività né di buon senso, e loro non hanno di certo alcun interesse a propagandare o ad esaltare la causa vaccinale.

Pertanto, per aiutare questi bambini e i loro genitori, più che ricercare le cause genetiche dell’autismo (che poi avrebbero ben poche terapie concrete), oggi dovremmo cercare le cause scatenanti che sono ben più numerose e anche più facilmente modificabili.

Per fare questo, però, dobbiamo parlare a lungo con i genitori e studiare approfonditamente la storia dei bambini autistici per capire qual è stata la causa scatenante in ognuno di loro. Oggi abbiamo bisogno di linee-guida chiare su come gestire e curare questa patologia che è ormai diventata un’emergenza, ma questo si ottiene solo se personalizziamo ogni nostro intervento.