L’atteggiamento migliore per affrontare una malattia

Di fronte ad ogni malattia, acuta o cronica, lieve o grave, reversibile o irreversibile, l’esperienza insegna che i tempi di guarigione sarebbero ridotti, oppure l’eventuale convivenza con la malattia sarebbe migliore, se la Persona malata avesse un atteggiamento caratterizzato da:

  1. decisione, a cambiare le proprie abitudini sbagliate che ostacolano la guarigione;
  2. pazienza, per evitare inutili sprechi ‘energetici’ e non rallentare l’azione dei fisiologici processi di ‘auto-difesa’;
  3. fiducia, nella terapia intrapresa e in quanto il Medico consiglia;
  4. ottimismo, ben sapendo che ogni realtà ha la sua ragione d’essere e che, pertanto, anche la malattia ha un suo senso;
  5. volontà di guarire, per mettersi nella condizione di utilizzare quella ‘forza terapeutica’ di cui la “Vita” ci ha forniti e che tutti abbiamo, sempre;
  6. interrogazione sulla natura della propria malattia, per arricchirsi dell’esperienza che da essa deriva (purtroppo, non credo sia sempre possibile rispondere correttamente a questa interrogazione e poi agire di conseguenza per cambiare eventuali nostri errori senza buona parte degli atteggiamenti riportati in questo elenco);
  7. visione della Vita come dono, un dono che ci è stato fatto senza chiederci nulla in cambio, ma verso il quale siamo anche un po’ debitori e paghiamo questo debito donando a nostra volta qualcosa di noi stessi agli altri, perché anche gli altri sono un dono per noi. Tutto è dono… e la malattia ci vuole arricchire di qualcosa, oppure è il modo con cui la “Vita” vuole farci fare un cammino diverso, sicuramente più arricchente di prima, perché l’obiettivo è perfezionarci dove siamo più carenti, per renderci veramente umanamente “perfetti”;
  8. nessuna paura: la genesi profonda di gran parte delle malattie è la nostra paura di ammalarci! Impariamo la sapienza di vita che ci viene dai sette punti precedenti per capire/sentire quando non dobbiamo trascurare un sintomo del nostro corpo e quando invece non dobbiamo indugiare su di esso, ma dobbiamo spingere lo sguardo lontano verso la vetta della nostra meta, verso quel risultato, buono e giusto, che dà senso alla vostra esistenza e che la paura, l’ansia e l’insicurezza vorrebbero non farci mai toccare.

Se tutto questo serve al Malato,
serve anche a coloro che lo assistono
con il desiderio di aiutarlo!

E lo aiuteranno veramente se per primi gli daranno l’esempio avendo essi stessi gli atteggiamenti appena descritti.

L’insieme di queste attitudini interiori comporta, e nello stesso tempo è anche la conseguenza logica di, una crescita in consapevolezza del Malato.

Questa crescita è particolarmente importante oggi, dato che la maggior parte delle patologie sarebbe prevenibile o più facilmente curabile se si capisse l’importanza della Medicina Preventiva.

Questo e altri argomenti sono trattati in modo approfondito nel mio libro “La Medicina che vorrei. Personalizzata, Integrata e Umanizzata“.